Amore, com'è ferito il secolo

€13,00
Articolo: 978-88-6266-815-6
Giorgio Caproni
Amore, com'è ferito il secolo
Poesie e lettere alla moglie

 IN LIBRERIA DAL 16 NOVEMBRE


Sono qui raccolte alcune fra le più belle liriche di Caproni per la moglie e quindici lettere di una corrispondenza fra Rina e Giorgio in cui emerge la storia di un rapporto d’amore e di una famiglia.
C'è una particolare sintonia tra i due, che potremo chiamare “il governo della casa”, uno scambio continuo su contingenze di economia domestica e accanto pudiche dichiarazioni sentimentali: si entra nel quotidiano della vita di allora, con tante piccole cose, che danno il sapore di un forte legame e di una coppia, attenta alle ragioni composte di affetto e di praticità.


"Caproni, poeta impossibile ad affratellarsi, è forse anche per questo un poeta profondamente in bilico: fra ripiegamento lirico e narrazione antilirica e deidentificata, fra negazione brutale e leggerezza suadente, fra novecentismo e antinovecentismo, fra nichilismo e umanesimo non ha mai inteso realmente decidere né creduto di doverlo o poterlo fare, consapevole com’era dei limiti di ciascuno dei corni e oscillando, spesso strettamente, fra essi. Un poeta «di centro», in un senso virtuoso del termine: di un centro instabile, dinamico, progressivo. Di qui, una delle fonti non solo della sua grandezza ma della sua fortuna."

    Vincenzo Ostuni


 

info-copertina
Amore, com'è ferito il secolo
Amore, com'è ferito il secolo
Libro novità
anno: 
2017
pagine: 
128
isbn: 
978-88-6266-815-6
A cura di Stefano Verdino - Postfazione di Vincenzo Ostuni

A una giovane sposa

Vorrei per non saperti
cosa tanto precaria,

tu che di latte hai gonfio
il petto, e nella fiera
iride rechi l’altera
luce che ti dà l’aria
di Flora,

almeno un’ora
sola la tua fiorita
carne credere pietra
ferma: statua su cui vita
non fa caduca il fuoco
del sangue

 

Mia Rinissima grillissima mia e pupi,
La casetta è ancora bella, ma senza di te è impossibile viverci. A cosa mi servirebbe? Ormai, grillino, m’hai… fregato. Ti voglio troppo bene, e… non posso pensare che a te. Un bel pasticcio, no?

   Giorgio

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