Amori precari

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Articolo:
Mario Rondi
Amori precari
Di questi racconti, immersi in un’atmosfera canzonatoria e surreale, scrive nell’Introduzione Sandro Gros-Pietro: “Possiedono, della pregnanza filmica, il carattere calligrafico della narrazione, che si discosta dalla letterarietà dei romanzi e che ricorda molto da vicino la corsività delle sceneggiature; divengono il canovaccio imbastito scena per scena del come dove quando e perché un dato evento accade”.
 
info-copertina
Amori precari
Libro novità
anno: 
2008
pagine: 
136
isbn: 
978-88-6266-074-7
Introduzione di Sandro Gros-Pietro
Mario Rondi è nato e vive nel territorio di Bergamo, a Vertova. È scrittore di lungo corso, con riconoscimenti alla qualità, di testi di poesia, narrativa, saggistica. Per Manni ha pubblicato le raccolte poetiche Sarabanda (2001), L’orto delle gru (2005), Il bosco delle fiabe (2007) e i racconti La felicità nei sogni (2004).


INCIPIT

La cravatta


Dovevo partire, abbandonare quella casa: il gioco era giunto alle estreme conseguenze.
La partenza sarebbe stata esemplare: non nutrivo nessun rimpianto, solo uno sconfinato rancore.
Sarei uscito dall’appartamento come se niente fosse, di primo mattino, quando i merli cantano a squarciagola: avrei chiuso la porta alle spalle e tutto sarebbe finito per sempre.
Avevo però bisogno di qualcosa che mi restituisse la dignità perduta: per questo pensai alla cravatta e allora nel profondo del cuore cominciai a ridere.
Non avevo mai avuto una cravatta, sempre rigorosamente rifiutata, poco adatta al mio carattere.
Mi tornavano in mente le liti affrontate con i parenti perché in tutte le cerimonie mi ero rifiutato di indossarla: mi sentivo ridicolo, fuori posto, con quel nodo attorno al collo…
Il realtà, fin dalla giovinezza, il mio cuore era sempre in subbuglio per un pensiero audace o per una supposta ferita: per una qualche inadeguatezza degli eventi o per una parola ritenuta eccessiva mi sentivo fuori posto.
Ora la cravatta rappresentava quello che avevo sempre rifiutato: la normalità delle situazioni, in un mondo che mi franava addosso con grande clamore e insopportabile indifferenza.
Adesso, per una forma di compensazione a tanto sfacelo, avevo improvvisamente bisogno di certezze, di punti fermi su cui poggiare le speranze per il domani.
Pensavo a una cravatta dai colori sgargianti, che in qualche modo attestasse la mia presenza nel limbo delle figure sbiadite che mi circondavano.
La seta della cravatta conservava la leggerezza dei miei pensieri, la delicatezza dei sorrisi, come ad avvolgermi in un manto che mi difendesse dalla malvagità.
La partenza sarebbe stata meno crudele con l’esposizione di quel vessillo variopinto che placava l’onda depressiva: improvvisamente mi sentivo audace, pronto ad affrontare ogni insidia, disposto persino ad abbandonarmi a nuove avventure.
Questo spostamento delle prospettive non poteva che arrecare vantaggi anche alla salute, per non parlare delle nuove possibilità che altrimenti venivano negate: trepide fanciulle dallo sguardo radioso e dai fianchi sussultanti sarebbero cadute ai miei piedi, conquistate dal fascino misterioso della cravatta.
Mi sembrava di sentirle che si avvicinavano in punta di piedi, ancheggiando voluttuosamente, per contemplare lo splendore di quella cravatta che le spingeva a gesti raccapriccianti: provocanti, lasciavano intravedere nei movimenti felpati le linee arrotondate dei seni che fremevano di desiderio, smaniose d’abbracciarmi.
All’improvviso sentivo che tutto mi era concesso: allora mi lanciavo all’attacco di quei corpi che vorticavano davanti a me, rapiti dalla morbidezza dei miei pensieri.
Nel cuore della notte mi svegliavo, come se uscissi da un incubo, allora pensavo alla mia cravatta, appesa nell’armadio e mi sentivo rinascere.
Al mattino, appena sveglio, l’accarezzavo, impaziente d’indossarla: quando uscivo, col nodo della cravatta ben stretto, avevo l’impressione che tutti mi guardassero e per un attimo mi sentivo felice.
Una sera, quando il sole stava calando dietro gli alberi di un lungo viale, intravidi un sorriso, forse riflesso di un lampo di luce all’orizzonte e mi parve che qualcuno mi guardasse.
Quando mi girai, scorsi un pallido volto di donna che fuggiva per il viale: era bastato il suo vago sorriso a mettermi in subbuglio…
Trascorsi una notte tormentata: quel volto tornava, mi sorrideva, ma subito spariva, cancellato da una nebbia asfissiante, allora mi svegliavo, provando un senso di lusinga, ma allo stesso tempo di timore.
Dopo qualche giorno la rividi nello stesso viale e allora il suo sorriso sembrò addirittura spudorato: lo strano era che a un certo punto avevo l’impressione che non sorridesse a me, ma alla cravatta, come se si complimentasse dei colori sgargianti.
Così anch’io ero diventato spavaldo e, con lo sguardo allusivo, ricordavo quello che capitava nei sogni: tutto poi successe rapidamente e le nostre mani si incontrarono…
Dopo qualche giorno mi confessò che tutto era partito dalla cravatta, ma con mio grande stupore venni a sapere che aveva avuto su di lei uno strano effetto, esattamente il contrario di quello che pensavo: era stata la mia timidezza a colpirla, seppure mascherata dalla sfrontatezza con cui mettevo in mostra la cravatta.
Chissà come, lei aveva capito che il mio animo era gentile: per questo mi aveva sorriso, perché risultavo patetico nel tentativo di essere quello che non ero.
Adesso accarezzavo delicatamente le sue guance, un poco arrossate per l’ardore della confidenza.
Il giorno dopo però decisi di non mettere la cravatta: mi ero persuaso che effettivamente i colori erano troppo sgargianti.

Mario Rondi, Amori precari

17/04/2009
Sogno delle parole. Incontro con l’opera di Mario Rondi
 
Mario Rondi, scrittore di Vertova che ha all’attivo una produzione letteraria ormai di diversi decenni, incontra amici e lettori domani alle 16 nella biblioteca di Nembro, attivo centro di cultura della Valle Seriana. Il pomeriggio sarà introdotto da Giampiero Valoti che parlerà dell’opera di Rondi, verranno lette alcune poesie e brani di prosa a cura di Sara Pesce.

Mario Rondi, Amori precari

20/04/2009
Storie d’amore tra sorrisi delicati e sguardi surreali, di Paolo Aresi
 
Situazioni limite, eppure raccontate con discrezione. Situazioni di sofferenza, di dolore profondo, radicato, spesso dissimulato, risolto in una specie di ironia faticosa, beffarda. Mario Rondi, autore bergamasco, con Amori precari porta un altro mattone nella costruzione del suo mondo narrativo, prosegue nel raccontare la fatica di vivere, il sorriso amaro che attraversa la vita senza rischiararla. Relazioni umane faticose, incomunicabilità, incomprensioni.

Mario Rondi, Amori precari

01/05/2009
La coppia come contrapposizione, di Liana De Luca

Gli amori del titolo sono “precari”, nel senso di effimeri, cioè di breve durata, ma meglio fallaci, cioè fugaci, illusori, ingannevoli. C’è qualche eco dei drammi di Harold Pinter nella solitudine dell’individuo che viene paradossalmente potenziata dal compagno, del quale si sente il bisogno ma si percepisce il pericolo. Il volume è composto da quattordici racconti condotti come monologhi: tredici da un uomo e uno solo da una donna.

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