Graffio di cuore

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Articolo:
Angelo Mancini
Graffio di cuore
Schegge narrativo-riflessive che sul piano retorico funzionano come micro-allegorie, sul piano ideologico come testimonianze di irrefrenabile indignazione civile. Mancini vive da artista il disagio sociale e lo esplicita letterariamente secondo un’inclinazione che è quella della polemica rovente.

    Mario Lunetta
 
 
info-copertina
Graffio di cuore
no
anno: 
2006
pagine: 
72
isbn: 
88-8176-839-9
Prefazione di Mario Lunetta

Incipit


Il lenzuolo sporco di sangue
 
Automobilisti imbottigliati nel traffico della città: la nevrosi esplode, inevitabile. Con le teste fuori dai finestrini fissano gli specchietti retrovisori e si sorridono compiaciuti ostentando dentature non proprio smaglianti; sporgono le labbra e mostrano, ancora, i denti inferiori; portano gli indici sopra e sotto gli occhi plasmandosi bizzarre facce; si ravviano i capelli, spesso inesistenti, e si ficcano, con forza ed insistenza, le dita nei nasi fino ad estrarre informi appiccicosi disgustosi frammenti multicolori che gettano, infine, faticosamente in strada guardandosi poi attorno vergognosi come ladri. Sognano, ad occhi aperti, pantofole cena calda televisione e telecomando. La città sembra una rumorosa scatola di ferro. Un bambino recita una poesia di Pascoli imparata a scuola; suo padre, attaccato febbrilmente al cellulare e intento a suonare ritmicamente il clacson incazzato da far paura (in testa: rate mutui assegni scoperti esistenti e supervincite amanti e viaggi esotici irrealizzabili…), gli urla di smetterla per tornare a rimirare allo specchietto l’indefinibile colore della sua lingua (si aggiusta la cravatta, emette un peto lacerante, gratta col cambio, bestemmia due tre volte, rutta selvaggiamente, accende l’ennesima sigaretta e digrigna ferocemente come un cane rabbioso). Nell’aria, uno strano odore di oscuri prodotti chimici. Enormi cartelli pubblicitari e striscioni vistosamente colorati gremiscono le vie. Mille ristoranti e negozi cozzano l’uno con l’altro. I volti della gente sono smarriti preoccupati carichi di tensione. Sui manifesti, un cantante di successo recita uno slogan sulla prevenzione dall’AIDS. Un popolare calciatore reclama la città pulita. Un noto attore di fiction propaganda una banca mentre, un conduttore televisivo, testimonia a favore del disarmo e per i bambini che muoiono di fame nel Terzo Mondo. Un importante esponente politico, per aumentare il consenso dell’elettorato, sorride (finto simpatico) da una maxi-foto mezza strappata. E un ultimo raggio di sole autunnale centra il prominente sedere di una splendida ragazza bionda che invita ad acquistare una certa marca di jeans. Sirene assordanti inquietanti di ambulanze e polizia spaccano cuore e cervello. Per terra, al margine della strada, accanto a dei cassonetti pieni di rifiuti un lenzuolo sporco di sangue copre un uomo circondato da agenti e curiosi. Inizia a cadere una pioggia sottile ossessiva impietosa. E gli automobilisti, imbottigliati nel traffico della città, procedono lenti (clacson e telefonini si confondono in modo irreale). Cominciano ad accendersi, tutt’intorno, le prime luci artificiali.

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