Il libro del dialogo

€12,00
Articolo: 978-88-6266-719-7
Edmond Jabès
Il libro del dialogo
Cura e traduzione di Antonio Prete

 
Il Libro del dialogo, nell’opera di Jabès, è il libro che più di altri mette in scena la centralità del tu. Il tu, nella grazia della sua singolarità e irripetibilità, e nel limite della sua finitudine, è osservato come sorgente, per l’io, di un riconoscimento di sé, come principio da cui sgorga la conoscenza di sé. “L’Io è miracolo del Tu”, dice un passaggio del libro che potrebbe essere assunto come esergo per una riflessione intorno al rapporto con l’altro, intorno alla presenza dell’altro nel tempo e nello spazio della propria interiorità.
Il dialogo non è nella comunicazione, nell’agire comunicativo, non è nella parola che si sovrappone alla parola, che ad essa replica e da essa rimbalza, non è nella rappresentazione di sé affidata alla lingua. Il dialogo è silenzio che cerca di muoversi verso la lingua, ascolto che si svolge in interrogazione, immagine dell’altro che cerca la via della prossimità.

   
   Antonio Prete

info-copertina
 Il libro del dialogo
 Il libro del dialogo
Libro novità
anno: 
2016
pagine: 
112
isbn: 
978-88-6266-719-7

Edmond Jabès, Il Libro del dialogo

11/11/2016

Il divano, di Silvio Perrella

Edmond Jabès, Il Libro del dialogo

13/01/2017

Ascolta qui la chiacchierata tra Valerio Magrellii e Antonio Prete su Edmond Jabes 

Edmond Jabès, Il Libro del dialogo

01/02/2017

Il segnalibro, di Massimo Raffaeli

Poesia e filosofia si fondono nell'opera di uno dei più grandi scrittori del secolo scorso, Edmond Jabès (1912-1991), ebreo egiziano di lingua francese. Suoi sono i temi classici della condizione umana, declinati nelle figure del dialogo e della ospitalità. "Il libro del dialogo", tradotto con limpidezza da Antonio Prete, si potrebbe riassumere con un suo folgorante aforisma: "L'Io è un miracolo del Tu". 

Edmond Jabès, Il Libro del dialogo

13/02/2017

Edmond Jabès. La parola ferita, di Antonio Prete

“Non si racconta Auschwitz. Ogni parola lo racconta”. Così Edmond Jabès replica alla domanda se sia possibile scrivere poesia dopo Auschwitz. La frase compendia bene il cammino dello stesso Jabès, nella cui scrittura la parola ferita, la parola segnata dal tragico del Novecento, è insieme parola del dolore e della responsabilità, del deserto e del cielo che lo sovrasta, del vuoto e delle immagini che lo abitano, dei silenzi e delle voci che li attraversano e interrogano.

 

Edmond Jabès, Il Libro del dialogo

14/07/2017

Altro che essere stoici, Pigliucci ci prende tutti per i fondelli. Se volete la filosofia leggete Jabes, di Davide Brullo

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