Il nobile Von.

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Articolo:
Nico Naldini
Il nobile Von.
Lettere non spedite a Francesco Zambon veneziano
Nelle prime luci dell’alba c’erano ancora dei signori che passeggiavano col solito aplomb. Erano ubriachi dalla sera precedente passata nei ritrovi e ora cercavano gli incontri mancati.
 
 
La Venezia degli anni Cinquanta raccontata attraverso i vizi della decadente aristocrazia europea, gli svaghi dell’allegro popolo dei gondolieri, gli amori malinconici degli intellettuali.
A zonzo, sospeso in un tempo che vede protagonisti Palazzeschi, Montale, Moravia e De Pisis, Naldini dipinge un affresco, con occhio dissacratore e insieme con passione.
Seduti all’Harry’s Bar, li vediamo… Passeggiano protetti dalla nebbia della laguna.


Progetto grafico di Roberto GorlaMichela Barbiero

info-copertina
Il nobile Von.
Libro novità
anno: 
2008
pagine: 
48
isbn: 
978-88-8176-992-6
Nico Naldini è nato a Casarsa, in provincia di Pordenone, nel 1929.
Il suo ultimo libro è I confini del paradiso, L’Ancora del Mediterraneo 2006, Premio Napoli.


INCIPIT


Caro Francesco,
come mi sia apparsa Venezia, che si raggiungeva in meno di un’ora di treno, negli anni della gioventù, spero di raccoglierne gli spunti e descriverli in queste letterine che avrei voluto mandarti anni fa. Sono state sostituite da qualche racconto a voce che credevo volasse via come tutte le cose che si dicono. Mi sono accorto invece che ti incuriosivano, forse ti interessavano, malgrado l’angolazione particolare (discutibile?) delle mie esperienze.
Tu sei uno dei tanti veneziani trasferiti in Terraferma; ma sento in te il pathos della distanza e così Venezia te la porti dietro come la sua casetta il gasteropode.
Spesso le lettere che si pubblicano sono finzioni e il destinatario un pretesto letterario. Tu invece sei un destinatario reale e le cose che racconto sono vere, almeno così credo. Raccontate come il mesto ronzio di un moscerino d’autunno che gira attorno al tuo tavolo sperando non ti infastidisca troppo. Tu gasteropode, io moscerino; come metafore zoologiche credo possano bastare.
Anche in queste lettere so di non essermi comportato con la dignità che la mia età esigerebbe. Ma tu mi hai fatto capire che la dignità sta sempre da un’altra parte e che io ho la libertà di ronzare attorno a te.
E se i miei calzari sono sempre impolverati, non ho intenzione di scuoterli.


                                                                    Gammarth, costa africana, ottobre 2007

Il nobile Von.



Avevo promesso di raccontare, caro Francesco, non appena avessimo avuto tempo, io di chiacchierare (ne ho a volontà), tu di ascoltare, chi era Egon von Lama. Il nobile Von come lo chiamavano con leggero sfottò gli amici.
All’inizio degli anni Quaranta si era trasferito da Berlino a Venezia. Suppongo per sfuggire a certe leggi naziste sul comportamento sessuale; ma Egon non vi ha mai fatto cenno.
Io lo conobbi all’inizio del Cinquanta. Di età indefinibile, i capelli tinti, alto, elegantemente dinoccolato, parlava muovendo le mani, ma non nel modo compulsivo degli italiani, bensì, con la sigaretta tra le dita, per guidare il discorso su un immaginario copione. Malgrado i vezzi da tanto tempo coltivati si rivelava sempre uomo intelligente e di buon senso. Abitava in calle della Vigna a Cannaregio in un appartamento di poche stanze col soffitto basso ma a farlo sembrare un cielo aperto attraversato dal volo di uccelli rari, c’erano i colori di Giandomenico Tiepolo. Una porta finestra si apriva su un giardino, un ampio prato verde tra quei muri screpolati. In un angolo appartato un tumulo con dei fiori, la tomba di Tobias, lo schnauzer nano morto di vecchiaia che Egon invocava nel ricordo. Omosessuale? Ça va sans dire. Ma come un relitto segnato da epoche scomparse, indegnamente sostituite da quella attuale. In cima al suo albero genealogico lo stemma di Tredicesimo Signore del Tirolo. Non ho mai voluto approfondire. Documentata invece in vecchi giornali tedeschi la sua giovinezza vissuta a Berlino come giovane attore nella compagnia di Max Reinhardt.
La famiglia in realtà si era stabilita a Trieste da antica data e un fratello amministrava quello che rimaneva del loro patrimonio. Con questi intrecci Egon rappresentava per me il fior fiore della Mitteleuropa.

Nico Naldini, Il nobile Von.

15/03/2008

Chicche di grafica e parole, di Enzo Mansueto

Nico Naldini, Il nobile Von.

25/03/2008

Chicchi di letteratura, di Rossano Astremo

Nico Naldini, Il nobile Von.

28/03/2008
Le chicche letterarie, di Nicola Vacca

 Piero Manni ha sempre dimostrato di essere un editore di qualità. Con il suo catalogo si è imposto sul mercato con proposte notevoli che sono state premiate dalla critica letteraria. La casa editrice salentina è riuscita a conquistare,in tutti questi anni di attività intensa, un’autorevolezza riconoscibile grazie alla capacità di mettere insieme esordi notevoli e autori affermati.

Nico Naldini, Il nobile Von

03/05/2008
Naldini: fantasmi a Venezia, di Paolo Mauri
 
È una specie di sogno ad occhi aperti quello che Nico Naldini fa in un microlibro appena pubblicato da Manni, Il nobile Von. in forma di lettere non spedite a Francesco Zambon veneziano, Naldini lascia che riaffiori tutto un passato di luce e di eros in una Venezia che c’è ancora, ma che non è più quella.

Nico Naldini, Il nobile Von

03/05/2008
Naldini: fantasmi a Venezia, di Paolo Mauri
 
È una specie di sogno ad occhi aperti quello che Nico Naldini fa in un microlibro appena pubblicato da Manni, Il nobile Von. in forma di lettere non spedite a Francesco Zambon veneziano, Naldini lascia che riaffiori tutto un passato di luce e di eros in una Venezia che c’è ancora, ma che non è più quella.

Chicchi

28/04/2008
Letture in “Chicchi” con Manni, di Rossano Astremo
 
Più li osservi e più ti convincono questi “Chicchi”, ultima novità editoriale della Manni, piccoli libri da custodire agevolmente tra le tasche di una giacca. E dopo le prime due uscite, Amori di Raffaele La Capria e Il nobile Von.

Nico Naldini, Il nobile Von.

11/10/2008
Venezia anni ’50 e altre chicche, di Alberto Ottaviano
 
Siamo di fronte a una di quelle «chicche» – meglio, a una serie di «chicche» – che piacciono ai lettori più esigenti, quelli che cercano testi raffinati e inconsueti, magari testi un poco inutili e futili, insomma divertissement che trovano giustificazione proprio nella loro futilità. Stiamo parlando della bella collanina denominata «Chicchi», pubblicata da qualche mese da Manni, vivace casa editrice di Lecce.

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