Quattro quadri per una spiaggia d’inverno

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Articolo:
Roberto Tortora
Quattro quadri per una spiaggia d’inverno
Quattro storie narrano gli eventi microscopici e magnifici di una cittadina di provincia. Bambini curiosi, adolescenti innamorati, un trentacinquenne che non sa andarsene di casa e una vedova dalle insospettate risorse affettive affrontano gli ordinari incroci della vita, appena sfiorati dal presentimento di trovarsi ad un giro di boa della propria esistenza.
La quotidianità, solo apparentemente innocua, si rivela ricca di una dirompente carica emotiva, anche se ad esprimerla è un linguaggio misurato, aderente alle cose.
 
info-copertina
Quattro quadri per una spiaggia d’inverno
Libro novità
anno: 
2009
pagine: 
96
isbn: 
978-88-6266-177-5
Roberto Tortora è nato nel 1962 a Formia, dove insegna Lettere in un istituto tecnico. Si occupa anche di critica letteraria. Del 1991 è il suo saggio Laboratorio narrativo del Verga minore nel volume collettivo Da Verga a Eco (Pironti). È redattore della rivista online “Terpress”.


INCIPIT

Il nibbio bruno


Alla morte di Michele Bevilacqua, un cuculo di medie dimensioni planò sulle chiome di olmi e querce nel bosco del Circeo. Trovato vuoto il nido di un nibbio, vi sostò per qualche istante, appena il tempo di riprendere le forze, e volò via. Qualche giorno più tardi, tornato a roteare su quel cantuccio ancora caldo, vi piombò d’istinto, accomodò le penne ai bordi di giunchiglia, ritrasse le zampe e lì rimase per le stagioni a venire.

I primi a saperlo, a Formia, furono gli abitanti del palazzo, un condominio color crema che sorgeva nel quartiere popolare di via Catullo. I condòmini socchiusero gli occhi e qualcuno fu tentato di avvertire la polizia, perché – dicevano – un uomo di quella stazza non si spegne così, su due piedi. Poi, però, realizzarono che da qualche mese Michele non s’era più visto al circolo dei pensionati e neanche per le scale del caseggiato: una malattia, pensarono. Un malanno senza nome doveva esserselo portato all’altro mondo.
Le donne, invece, rimasero sospettose. La perizia culinaria della moglie di Michele era stata motivo di invidia per tutte loro e adesso non resistevano all’idea di imputarle la responsabilità della morte del marito.
«Lo ha avvelenato!», azzardò una di loro.
«No!» disse un’altra. Aveva gli occhi spiritati, come se avesse visto la scena: «Lo ha fatto morire di fame.»

Roberto Tortora, Quattro quadri per una spiaggia d'inverno

07/11/2009

Fellinianamente, di  Nicola d'Aquino

L’atmosfera è fellinianamente nebbiosa, da mattine invernali in una cittadina sul mare. Non di Rimini e l’Adriatico ma Latina e il Tirreno, fa lo stesso. Protagonisti in linea con il panorama. Siamo noi: quelli nati in provincia dove tutti satto tutto degli altri, salvo ignorarne i sentimenti; e quelli di noi che, cresciuti a disagio in una metropoli, pensano di ritirarsi in un piccolo centro, scoprendo troppo tardi di non sapercisi muovere. Romanticamente essenziale.

Roberto Tortora, Quattro quadri per una spiaggia d’inverno

27/12/2009

Dal grottesco all’idillio, di Rodolfo Di Biasio

Il racconto è genere difficile, arduo addirittura, perché vuole ad un tempo sintesi e completezza, ineludibile simmetria e corrispondenze tra le parti, rapidità d’esecuzione. Troppe alchimie entrano in gioco e guai a non bilanciarle. Il racconto non riuscito è materia inerte, una sorta di appunto di un tema abortito.

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