Un linguaggio dell'anima

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Articolo:
a cura di Idolina Landolfi e Antonio Prete
Un linguaggio dell'anima
Atti della giornata di studio su Tommaso Landolfi

Un approccio inedito allo scrittore, da parte di linguisti e filosofi (Sergio Givone, Maurizio Dardano, Maria Antonietta Grignani, Mauro Serra, Antonio Prete), con un’interessantissima ultima sezione in cui parlano i traduttori delle sue opere in varie lingue.
Dal primo Landolfi –quello delle più celebri raccolte di racconti, Dialogo dei massimi sistemi, Il Mar delle Blatte– attraverso i romanzi Le due zittelle, Racconto d’autunno, La pietra lunare, fino alla stagione di mezzo, che a partire da Cancroregina, romanzo considerato dalla critica come uno spartiacque, giunge al Landolfi diarista (LA BIERE DU PECHEUR, Rien va, Des mois): un sapiente invito alla lettura dell’autore, per parere unanime uno dei maggiori del Novecento non solo europeo.
Straordinario artefice della lingua –nelle opere originali e nelle molte magistralmente tradotte–, le questioni di lingua, di linguaggi rappresentano il cuore della sua poetica. Palese la costante, immedicabile lacerazione che discende dal doppio atteggiamento di intendere da un lato la parola come signora assoluta e forgiatrice di una superiore realtà, parola che affranca dai vincoli terreni e tocca, senza “dire”, il centro ineffabile delle cose; dall’altro una parola che, per converso, si riconosce zavorrata dalla greve soma dei significati, «Negata a libertà, d’inferno schiava. / La parola significa. E ben questa è la sua morte» (Viola di morte).

info-copertina
Un linguaggio dell'anima
no
anno: 
2006
pagine: 
160
isbn: 
88-8176-744-9
Introduzione di Idolina Landolfi

Un linguaggio dell'anima

20/04/2006

Duro a tradurre, di Enzo Golino


Chissà cosa avrebbe detto Tommaso Landolfi (1908-1979), cesellatore di linguaggi inventati o desueti, delle traduzioni di alcune delle sue opere pubblicate anche in paesi dove le rispettive lingue poco si prestano all’impresa. Raccontano l’arduo compito Alon Altaras per l’ebraico moderno, Monique Baccelli per il francese, Anabela Cristina Ferreira e Vera Horne per il portoghese, Etsuko Nakayama per il giapponese.

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