Viaggio a Finibusterrae

€12,00
Articolo:
Antonio Errico
Viaggio a Finibusterrae
Il Salento fra passioni e confini

Nuova edizione ampliata


Lecce. Città dove la pietra lievita, si solleva verso il cielo quasi svaporasse, si fa modulazione di decorazioni, immagine armoniosa di volute, slittamento ondoso delle prospettive, nuvolaglia di decorazioni.
Poi Otranto. Il silenzio che allaga le strade, si rapprende nell’aria, ammutolisce il vociare, si attacca alla pelle come lo scirocco, si apposta in ogni angolo come un’ombra, acquieta i tumulti del pensiero, è velo sugli affanni di ogni giorno.
Poi Castro. Che ha tempeste luminose quando albeggia, bonacce quando comincia ad imbrunire, gorghi di luce alla metà del giorno: mulinelli, vortici che accerchiano la mente, che disorientano, fanno vacillare.
Poi la malinconia di Santa Cesarea; e diventa tristezza, se non si ha un amore.
Poi Gallipoli, le sue chiese. Una dopo l’altra. Una accanto all’altra. Come per fermare il vento, o almeno disorientarlo, ingannarlo, per farlo sfrenare lungo i bastioni, fino a sfiancarsi, a dissolversi, senza entrare rapinoso nei vichi, senza rovesciarsi sul mare.
Poi i poeti, le piazze, i fari.

Un viaggio suggestivo e poetico, un reportage letterario e culturale dei luoghi più belli del Salento che sono luoghi dell’anima, paesaggi interiori e anche chiese, vicoletti, storie di genti.
info-copertina
Viaggio a Finibusterrae
Viaggio a Finibusterrae
Libro novità
anno: 
2014
pagine: 
120
isbn: 
978-88-6266-574-2

INCIPIT


Non bisogna esserci nato in questi luoghi. Non bisogna sentire il mito nell’aria che respiri. Non bisogna avere i destini impastati con la storia. Non bisogna avere rimpianti, né memoria, né passioni vecchie e nuove.
Non bisogna conoscere strade e direzioni, né sapersi muovere tra i vichi ad occhi chiusi, né avere occhi abituati al vorticare della luce, né un pensiero capace di confrontarsi con le ombre, con le visioni che partorisce la controra.
Non bisogna aver appreso a sentirsi parte d’infinito guardando il mare dallo strapiombo di una torre, né pensare a se stesso come a una delle innumerevoli voci di un racconto, di uno di quei racconti che frastornano la luna.
Bisogna essere passante forestiero per capire questi luoghi, per riuscire a riconoscere la mistura di falso e di vero, a discernere la realtà dall’invenzione, la concretezza dall’apparenza, per sprofondarci dentro e scandagliare il senso che si nasconde sotto una pietra, nel vuoto superbo di un rosone, nelle leggende custodite dalle grotte, in un linguaggio che strascica le parole a cantilena.
Non bisogna aver udito i canti dei carrettieri, né rosari bisbigliati nella penombra delle chiese, non bisogna aver visto le anatre stramazzare sulle scogliere, né cavalli e uomini schiumare dentro i solchi, né tarantate che cercano un sollievo all’ossessione nello specchio d’acqua di un pozzo di scorpioni.
Non bisogna tutto questo, molto altro che questo, per capire Finibusterrae.

Forse solo chi viene da lontano può capire.
Chi viene da lontano non ha certo la storia dei turchi dentro la sua vita.
Quella storia. Quella ripetizione senza fine della favola d’Idrusa.
Non si può raccontare Otranto. Otranto è il racconto.
Non si può guidare dentro Otranto un passo forestiero.
Otranto è un’eterna fuga. È un eterno ritorno. È l’incipit e l’explicit di ogni racconto.
Non si può raccontare Otranto.
Forse si potrebbe dire di San Nicola di Càsole, del cenobio e della biblioteca, dei suoi codici aperti sul Mediterraneo, della sintesi che fu del pensiero di Oriente e di Occidente.
Si potrebbe dire dei suoi poeti e dei suoi amanuensi, di Nettario, Giovanni Grasso, Giorgio Cartofilace.
Ma di Otranto non si può raccontare.
Otranto cova dentro sé memoria e smemoranza.
Ogni istante distrugge qualcosa che le appartiene e nello stesso istante la ricrea; ha sempre preteso di trasformarsi in leggenda, e lo ha fatto allungando a dismisura la distanza che separa il suo presente dal passato, amplificando le sue storie e, al tempo stesso, rinchiudendole nella cornice della vicenda dei turchi.
Così le sue tante storie, le sue tante culture, sono state risucchiate da quel fatto.
Così sembra che nulla ci sia stato prima e nulla dopo il mese di agosto dell’anno del Signore 1480.
Così di Otranto si può raccontare soltanto quell’agosto che da cinquecento anni raccontiamo.
Altro, dunque, non c’è da raccontare.
 

Antonio Errico, Finibusterrae

06/08/2007

Passione Salento, di Claudia Presicce

Antonio Errico, Finibusterrae

01/09/2007

Tra mare e terra, luce e silenzi, di Cinzia Dilauro

Antonio Errico, Viaggio a Finibusterrae

18/08/2007
Viaggio nei confini della terra d'Otranto, di Antonio Prete

A

Leuca, punta ultima della penisola salentina, c'è, oltre al faro che sventaglia il suo fascio luminoso sullo spartiacque tra lo Jonio e l'Adriatico, un santuario alto sul mare: Santa Maria de finibus terrae.

Antonio Errico, Viaggio a Finibusterrae

02/11/2007

Il salento dì'inverno di Errico, di Lorenzo Marvulli

Antonio Errico, Finibusterrae

02/11/2007
Finibusterrae è un luogo reale: l’estremo lembo geografico dell’Italia, dove lo Jonio e l’Adriatico si uniscono e confondono, dove la terra è rossa e senza erbe, con le pietre, gli ulivi e i fichidindia. Ma Finibusterrae è anche un luogo dell’anima. Chi vuole andarci non potrà arrivare mai. Si può procedere soltanto verso questo luogo, all’infinito. Finibusterrae è là dove si ha desiderio di andare e non si può arrivare.

Antonio Errico, Viaggio a Finibusterrae

07/12/2007

Il mirabile Salento di Errico, di Daniela Pastore

Antonio Errico, Viaggio a Finibusterrae

16/12/2007

Salento, la voce di una terra, di Sergio D'Amaro

Antonio Errico, Viaggio a Finibusterrae

21/12/2007

Un Natale di libri, di Livio Romano

[…] Si può molto comprendere di quel fenomeno di costume e socioculturale che usa orrendamente chiamare «Grande Salento», leggendo le raffinate e dottissime pagine di Antonio Errico contenute nell’ultima fatica, Viaggio a Finibusterrae. Un itinerario meditativo fra una terra fatta di pietra palpitante e fari a picco sul mare che segnano il confine fra il consueto terrestre e l’ignoto che s’apre sul mare sconfinato.

Antonio Errico, Viaggio a Finibusterrae

24/06/2014

Piccola immensa patria mai perduta perché mai davvero abitata, di Massimo Bray

Antonio Errico, Viaggio a Finibusterrae

01/07/2014

Nostalgia e passione sulle strade del Salento, di Laura Mangialardo

Antonio Errico, Viaggio a Finibusterrae

31/08/2014

Si può viaggiare a "Finibusterrae" e sentirsi in capo al mondo

Antonio Errico, Viaggio a Finibusterrae

12/06/2014

Alla scoperta di Finibusterrae, di Claudia Presicce

Carrello

Mostra il carrello.

Cerca libro

News