Voci di una vita

€9,00
Articolo:
Francesco Leonetti
Voci di una vita
Racconti, poesie, dialoghi
Questo libro è un’inedita e organica raccolta di racconti, poesie, dialoghi. Tutti insieme narrano la vita e in particolare la vecchiaia e l’amore, la politica e le ideologie, il cibo e il sesso con la abituale dote di corporeità, immediatezza e rigore della scrittura.
Corredano il tutto alcuni disegni di Arnaldo Pomodoro.
 
info-copertina
Voci di una vita
anno: 
2007
pagine: 
56
isbn: 
978-88-8176-901-8
Con alcuni disegni di Arnaldo Pomodoro
Francesco Leonetti vive a Milano. È, come afferma Romano Luperini, “uno dei maggiori protagonisti del dibattito letterario e culturale, da mezzo secolo in qua”.
Incipit

SOGNI  

Il cammino
 
Certo, oggi i sogni sono molto più disordinati che una volta: com’è l’esperienza di vita che noi stessi abbiamo; si va a salti. E ogni vita ha mutamenti strani e anche sconvolgenti, pur nel giro di un anno…
Come si corre oggi, accidenti! e che file di macchine addosso!
Così dico, tornando in casa dalle vie di Milano. Poi, dormo, e mi vengono in sogno le visioni contrarie a questo mondo.
Io con lo zaino cammino, e ci sono attorno boschi, rupi, campi incolti, uccelli… Non è l’estate, è un’altra epoca, antica alquanto. A contraccolpo, io stesso corro su un’auto in pista! Che schifo! E poi mi scontro: è un caos di ferri contorti.
Torno com’ero in cammino, scassato alquanto… E poi mi estraggono ferito dal groviglio dov’ero nel disastro; e mi mettono in un lettino d’ospedale, con atroci punture. Io grido: voglio ritornare primitivo! E mi accontentano i medici, con un bel calcetto: vado… Che pasticcio d’un sogno. Ma: la strada sale, d’improvviso, ed è sempre più ripida. Io mi sbarazzo del mio zaino, dopo averlo frugato… Dall’alto guardo giù, in un crepaccio, e dico: “Io mi butto; la vita è fatta di cammini per andare su, con successo; e mi basta!” Sono pazzo dunque. E mi sveglio. 
Il mercato
 
Sogno una zona di città, nella prossima periferia, dove c’è tutto per gli acquisti, sia giornalieri che straordinari. Si va là. (Forse ciò che vedo in sogno confusamente è Marrakesch, nel ricordo, con baretto di colazione in piazza e quindi là nel mercato immenso… Ci andai, trent’anni addietro). Odiosi invece ai piani bassi stanno i negozi da noi occidentali moribondi, amen, si vende l’anima: e sarebbe niente, qui si vende a tutte le ore il cibo: il pane, la verdura, il pesce, e così via. Mi vedo a un tratto con un tappeto in mano, portato a braccio, facendo il segno a un taxi: e io sono là, africano, e ho comprato quel tappeto che qui in casa è stato steso per tanto tempo, bello, memoriale. E questo è un ricordo? è strano, io lo sogno; la mia compagna portava allora un gran cartoccio con altri acquisti, uscendo dal mercato: e io la vedo in sogno col cartoccio… Qui, no, si va in una certa zona, se si vuole risparmiare, rigettando al demonio i negozi e i denari… Siamo qui persi, la vita è finita. E cosa si faceva laggiù? ah, gli agricoli, qualche impiegato c’era, e risorse di lavoro e puttane, che gente viva. Quel mondo io vedo confusamente. E andarci ancora? è una memoria, in risalita? o è proposta di viaggio, allontanandosi dalle botteghe della merda nostra? non so, io divago, dormicchio, sonnecchio, penso, e con la mente vado a caso, parto, ritorno.
 
Le donne
 
Immerso nel petto di lei, succhiando le sue punte, sto, e poi nel cavo, nel clito, lungo il grembo… E poi la butto, e passeggio con un’altra e la bacio e le dico: t’infilo dentro un dito, subito, là nel portone… Sorge a questo punto un tale, ignoto, giovinastro, in faccia a me: e mi domanda, secco: “Tu quante ne hai fatte?” Io dico: cinque o sei, oltre le due stupende compagne della vita mia. E lui: “Ah, ah, io nove.” C’è una gara di numeri forse? se il pene è buono, si adopra, certo; e corre la voce, ed emerge l’uomo che spesso si accoppia: e lei, certo, fa la seduttrice… Tre le rivedo ancora: la politicante, l’artista, la narratrice; evviva. Ebbene, intervenendo lui le contrasta: e mi porge, mi invia, nove facce ignote, strane, bellocce, con bocche alcune aperte, quasi lo pigliassero dentro, oltre che farsi fottere. E io? c’è come una contesa incredibile con un ignoto: io lo spingo via. Così ritorno in me, pensoso e casto.

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