Buona estate di letture!

Mare, montagna, divano con aria condizionata?
Ecco qualche consiglio per passare una bella estate...


l'immaginazione 300 (eh sì, abbiamo detto 300!)
luglio-agosto 2017


In copertina: Emilio Isgrò, Immaginazione 300 – Edoardo Sanguineti, A Montebruno – Poesie di Marco Giovenale, Mario Lunetta, Albino Pierro, Roberto Piumini, Antonio Prete, Raffaele Simone, Artëm Verle – L'intervista a Raffaele La Capria di Anna Grazia D'Oria – Prose di Marosia Castaldi e Dante Maffia – Le rubriche di Barilli, Dorfles, Ferretti, Guglielmi Luperini, Milanese, Petrignani, Prete, e altro ancora.

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Alberto Rollo, Un'educazione milanese

Cinquina Premio Strega - Vincitore Premio Alvaro-Bigiaretti - Finalista Premio Stresa

Questa è una ricognizione autobiografica ed è il racconto della città che l’ha ispirata.
Si entra nella storia dagli anni Cinquanta: l’infanzia nei nuovi quartieri periferici, con le paterne “lezioni di cultura operaia”, le materne divagazioni sulla magia del lavoro sartoriale, la famiglia comunista e quella cattolica, le ascendenze lombarde e quelle leccesi, le gite in tram, le gite in moto, la morte di John F. Kennedy e quella di papa Giovanni, Rocco e i suoi fratelli, l’oratorio, il cinema, i giochi, le amicizie adolescenziali e i primi amori fra scali merci e recinti incustoditi.
E si procede con lo scatto della giovinezza, accanto l’amico maestro di vita e di visioni, sullo sfondo le grandi lotte operaie, la vitalità dei gruppi extraparlamentari, il sognante melting pot sociale di una generazione che voleva “occhi diversi”.
A questa formazione si mescola la percezione dell’oggi, il prosciugamento della città industriale, i progetti urbanistici per una Grande Milano, le trasformazioni dello skyline, il trionfo della capitale della moda e degli archistar.
Un romanzo autobiografico magistralmente scritto, lo sguardo teso della visione: la storia di una città, di una generazione.
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Cloffete cloppete clocchete
Le poesie nei libri di scuola degli anni Sessanta

Introduzioni di Massimo Bray e Gino & Michele
 
Se in Che dice la pioggerellina di marzo erano raccolte le poesie più diffuse nei libri di scuola degli anni Cinquanta, e l’elemento caratterizzante era la piena continuità di contenuti e autori rispetto alle antologie del periodo fascista, in Cloffete cloppete clocchete si fa un passo in avanti, e il riferimento temporale diventa quello degli anni Sessanta.
Vi è una netta rottura dovuta al diverso clima sociale e culturale: irrompono nella scuola temi quali l’ambiente, il consumismo, il razzismo, il Terzo Mondo, il pacifismo, la Resistenza, il mal di vivere; e vi è una diversa visione di quelli tradizionali come la famiglia, la scuola, il lavoro, la natura.
Anche gli autori cambiano: accanto ai classici italiani (Pascoli, Leopardi, Manzoni, d’Annunzio) troviamo i contemporanei (da Montale a Quasimodo, da Ungaretti a Fortini, Saba, Calvino, Pavese), la novità dei poeti stranieri (Rilke, Neruda, Lorca, Prévert, Brecht, Auden, Edgar Lee Masters, Rimbaud e Baudelaire), quella più deflagrante dei cantautori (Gaber, De André), e ai “poeti di banco” (Zietta Liù, Pezzani, Lina Schwarz, Novaro) si accosta Gianni Rodari.
È iniziata la scuola nuova, che all’istruzione affianca l’educazione, la formazione dei cittadini della democrazia.
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Enzo Ciconte, Mafie del mio stivale
Storia delle organizzazioni criminali italiane e straniere nel nostro paese


Cos’è la mafia, come e quando è nata, come si è sviluppata, come è cambiata, quali sono i suoi legami con il potere, con la politica, con le istituzioni, con l’imprenditoria?
Ciconte ricostruisce la storia delle organizzazioni criminali: cosa nostra, ’ndrangheta, camorra, sacra corona unita e anche quelle di origine straniera (cinese, albanese, nigeriana, colombiana, bulgara, romena e altre) da anni attive e stanziali in Italia.
Partendo dalle origini, che si possono far risalire agli inizi dell'Ottocento, passando dal momento cruciale dell’Unità d’Italia e del fascismo, per arrivare alla Repubblica e alle connessioni sempre vive tra politica e cupole: quella delle mafie non è soltanto una storia criminale, ma sostanzialmente una storia del potere.
Con linguaggio divulgativo e narrazione avvincente Enzo Ciconte ci consegna un saggio fondamentale e necessario per comprendere il fenomeno mafioso in tutte le sue articolazioni. Un libro che è anche un manuale di resistenza civile, un invito alle giovani generazioni perché dalla conoscenza possa nascere un futuro di riscatto.
 
Franco Buffoni, Personae
Poemetto teatrale

Dramma in cinque atti e un prologo, Personae è un’opera teatrale profondamente legata all'attualità, pronta per essere rappresentata e discussa. Ma può anche essere letta come un romanzo in versi, oppure, più semplicemente, come l’ultimo libro di poesia di uno dei maggiori poeti italiani contemporanei.
Dopo l’attacco al teatro dove è in corso il concerto-revival del gruppo rock dal grande passato, quattro personaggi “ritornanti” discutono tra loro sullo sfondo del lapsus di un cronista tv: “I quattro sono morti in modo non grave”. Poiché la tv non può mentire, fino alla rettifica i “revenant” tornano vivi. E quei pochi istanti si dilatano fino a coprire il tempo della rappresentazione.
Narzis, professore di filosofia alsaziano, quarant’anni, sposato con
Endy, tecnico informatico ex operaio, trent’anni. Hanno due bambini, Erik e Samuel, nati in Canada, ed è la prima sera che li affidano alla baby sitter.
Veronika, biologa ricercatrice di origini ucraine, trentacinque anni, a Parigi da dieci. Sotto l’aspetto di donna single in carriera, è devastata da una ferita d’amore e d’orgoglio subita a vent’anni.
Inigo, cinquant’anni, prete lefebvriano, vive in una confraternita intitolata a Dominique Venner, l’uomo che si suicidò a Notre Dame il 21 maggio 2013 per protestare contro il matrimonio gay.
I fitti, drammatici dialoghi tra i quattro personaggi mettono in scena le loro esistenze e anche le contraddizioni e le distorsioni della nostra epoca, con continui e inattesi rivolgimenti nella trama dell’opera.
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Daniele PicciniRegni
Con una nota di Antonio Prete

Nella parola poetica di Daniele Piccini si sedimentano regni: il visibile e l’invisibile, il presente e l’interminabile distesa della memoria, il regno del ricordo e quello, bruciante, del desiderio.
Piccini sa che dai luoghi “altri” (i “luoghi / non giurisdizionali” di Caproni) continuamente giungono sussurri, richiami amorevoli, segnali: voci che animano un dialogo e suscitano leopardianamente le presenze del mondo, le convocano.
Il mondo non è solo quello segnato dai limiti e dai confini: un altro continuamente preme alle sue porte, si rivela per lampi e per frammenti.
La realtà si tende, in vista di una promessa di compimento, e il poeta si pone nel centro di ogni attesa, del tremolare stesso della creazione.
“Pensare quel che è assente come parte del nostro vivere, fare dell’assenza – di stagioni e figure, di voci e sguardi – un principio di appartenenza, insomma il proprio che è all’origine del linguaggio. Che la sorgente nascosta del dire poetico, il principio che si fa suono, parola, ritmo, stia appunto nel sentire dentro di sé l’energia di questa intima privazione?”, si chiede Antonio Prete nella Nota introduttiva.
 
 
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