Alessandro Di Franco, Moscacieca

28/01/2010
Una saggezza del quotidiano, di Giuliano Ladolfi

Leggere i testi che giungono in redazione è uno dei più bei lavori che un direttore di rivista può svolgere, perché, anche se non si conosce personalmente la maggior parte degli autori, si stabilisce un contatto umano e letterario che incide profondamente. Il dott. Di Franco, che unisce l’arte di Esculapio a quella delle Muse, mi manda la sua terza raccolta in una sorta di dialogo cui rispondo sul blog di «Atelier». Si tratta di annotazioni rubate alle faccende quotidiane e paiono segnate su un taccuino («La bellezza / è una strana signora / spesso sdegnosa / non guarda a niente e a nessuno / ma si infiamma / a sgrana gli occhi a te / che la riconosci / per la via»), dalle quali traspare un mondo di affetti, di riflessioni, di esperienze, di ragioni e di controragioni alla ricerca di una saggezza che consenta di vivere in modo dignitoso. I versi, infatti, grondano di una saggezza meditata, sperimentata, provata al crogiolo dell’esistenza («Il bacio / è un guardiano / presidia il cuore / e guida i passi / che è destinato a compiere»). Non mancano affascinanti squarci metaforici: «Una notte scura / regna nel centro del tuo occhio / un cielo senza stelle / incontra muto / mille universi / che inciampiamo sulla via». Al fondo della raccolta rimane un sospiro: ogni composizione altro non è che un tocco al buio, perché la conoscenza umana altro non è che un gioco nel quale ci si benda gli occhi; si riuscirà mai a raggiungere la verità?

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