Antonio Benedetti, Epifaneia

06/11/2006

Benedetti in un modo di presagi e rivelazioni, di Alessandra Galetti

Un tempo storicamente connotato ma anche magicamente sospeso, un paesaggio che, sotto le luci più abbacinanti della solarità mediterranea, diventa teatro per presagi e epifanie. È questo il clima nel quale fin dalle prime pagine si trova immerso il lettore di Epifaneia, l’elegante romanzo del veronese Antonio Benedetti, ambientato a Creta, durante una campagna di scavi.
Si tratta di uno scritto breve quanto intenso, al punto che, più che mai, la tentazione di giocare tra la definizione di romanzo breve e quella di racconto lungo è, in questo caso, forte. E non solo formale. Il lavoro di Benedetti, per molti anni insegnante di materie letterarie e latino all’Istituto magistrale di San Bonifacio, che con Epifaneia arriva alla sua seconda prova narrativa dopo L’amica e il ragazzo, ha infatti un tempo unitario che lo rende tanto più avvincente: la scrittura è compatta e gli eventi si snodano legati strettamente da una sorta di tensione, come un movimento centripeto che via via avvolge e cattura. Il tema è classico per eccellenza: amore e morte, eros e thanatos, motivo dominante che si ritrova poi declinato come comune denominatore a connotare le opposte tensioni dell’animo dei vari personaggi. La vicenda principale si inserisce peraltro all’interno di una serie di avvenimenti enigmatici che ruotano intorno all’epifania, appunto, di un’arcana presenza femminile che sconvolge l’esistenza del protagonista: proprio in virtù di questa rivelazione egli non potrà più condividere la miseria della condizione umana.
Svelare più nel dettaglio la trama del racconto sarebbe privare il lettore del piacere della scoperta, poiché innegabilmente questa prova di Benedetti vive anche della suspance. Va precisato però che non si tratta di una storia da porre sotto l’etichetta del genere giallo: piuttosto, un racconto del mistero, nel quale è proprio una classicità rivista come in una prospettiva di “realismo magico”, colta nella sua indecifrabile fisicità, a creare il fascino più vivo. Non c’è dubbio insomma che con questo lavoro Benedetti realizza anche un grande atto di omaggio al mondo classico, che qui appare più che mai il suo mondo.

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