Antonio Ramos Rosa, Non posso rimandare l'amore

06/06/2006

Un editore coraggioso fa scoprire all'Italia Antonio Ramos Rosa, di Nicola Vacca

António Ramos Rosa è, dopo Fernando Pessoa, una delle voci più alte della poesia portoghese del ventesimo secolo. In italiano è poco conosciuto. Alcuni suoi componimenti sono presenti in un’antologia sulla moderna poesia portoghese pubblicata nel 1973 dalle Edizioni Accademia. Dopo, silenzio assoluto su tutta la sua produzione.
Grazie alla sensibilità di un editore coraggioso è possibile oggi leggere una scelta cronologica di tutta la sua opera. Arriva in libreria Non posso rimandare l’amore, un volume che raccoglie la riflessione poetica del grande lirico portoghese.
La sua scrittura poetica pone una fiducia illimitata nel mondo delle parole. Per accedere al laboratorio di Ramos Rosa è necessario intercettare la rotta dal cammino di parole che intraprende la sua poesia: «Ma anche tra me e i miei passi c’è un intervallo: allora invento i miei passi e il mio stesso cammino. E con le parole di vento e di pietre, invento il vento e le pietre, cammino un cammino di parole».
La parola, nella sua poesia, è l’assoluta evidenza fertile che nomina il cuore delle cose. Tutto si consuma nella passione metafisica delle parole che escono da una ferita esangue. «Le parole possono formare una scrittura nativa / di corpi chiari».
La poesia è una pura grammatica esistenziale che enunci lo strettissimo rapporto tra la parola e la cosa. Parte da questa premessa tutta la ricerca di António Ramos Rosa, poeta che non si arrende mai alle ragioni oscure dell’inesprimibile, perché sa penetrare la nudità della parola fino a raccogliere il frutto segreto della sua «vertigine unica della verità innalzata».
Al di fuori delle parole non c’è poesia. E se un poeta non sa «cogliere con le parole la sostanza più notturna» deve dichiarare il suo fallimento di fronte all’esperienza della conoscenza.
La poesia di Ramos Rosa è importante perché, come poche, pone un’assoluta fiducia nella forza evocativa della parola che sa plasmare dal nulla tutta la forza che si nasconde dietro le matrici primordiali della materia.
«Cosa sono le parole? Armi imprecise / in spiagge concentriche / torri di selce e di calce / uccelli isoliti / Le parole sono bianche traversate facce / giratorie / esse permettono l’ascesa delle forme / si elevano strato dopo strato / o volano in diagonale / fino alla cupola diafana / Le parole sono a volte un bagliore nel giorno calcinato».
La parola è la bussola che suggerisce l’orientamento al movimento della poesia, che si dirige sempre verso le cose della vita.
Tra le cose e le parole esiste sempre una relazione intima dove tutto il possibile diventa reale. La parola poetica è l’essenza della cosa che diventa nel segreto della vita lo spettacolo che non è annunciato. «Solo così le parole saranno il frutto dell’ombra / e non già dello specchio o delle torri di fumo / e come antenne di fuoco nelle crepe dell’oblio / saranno inizialmente materia fedele alla materia».
António Ramos Rosa è cosciente che la poesia è contigua alla vita soltanto se non esiste alcuna separazione tra le parole e le cose.
La poesia del grande poeta portoghese è parola pura che fonda la comunicazione della nostra esistenza. La parola che ci pone di fronte all’impossibile e attraverso cui si può forse fare un passo verso l’ignoto.

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