Bifo, La sollevazione

08/02/2012

Piccola editoria e critica politica, di Marco Petroni

 

M.P. / La sollevazione è un invito a ri/trovare pratiche di immaginazione politica e creativa da iniettare nel corpo precario del mondo globalizzato. Un processo che sembra iniziato. Quali sono i segnali, le tracce di quest’avvio?
BIFO / Le tracce dell’avvio di un processo di sollevazione stanno nell’esplosione dei movimenti del lavoro cognitivo e precario che hanno sconvolto le città europee, Londra Roma, Madrid, Atene, nel corso dell’anno 2010 e 2011. Ma anche nell’esplosione delle città arabe dalla primavera del 2011 a oggi. Al di là delle enormi differenze politiche e culturali che caratterizzano la situazione di paesi arabi e di quelli europei, le caratteristiche del movimento sono invece molto simili. E’ il lavoro cognitivo ridotto a condizioni di miseria, sottomissione e precarietà che inizia ribellarsi.
M.P. / La Grecia sprofonda nella depressione. L’Europa esita a trovare soluzioni incisive di rilancio dell’idea comunitaria. Sono i colpi di coda del neoliberismo a deprimere l’Occidente?
BIFO / Il neoliberismo ha costruito le condizioni di una dittatura dell’astrazione finanziaria sulla vita concreta e sull’intelligenza concreta. La Grecia è il primo esempio di quello che l’intera Europa diventerà nei prossimi anni: miseria, disoccupazione, devastazione del sistema pubblico. Enorme incremento del suicidio, depressione di massa, epidemia di eroina. Violenza razzista nelle strade e fascismo che si prepara. Consapevolmente o inconsapevolmente la cura greca che la Banca centrale europea e i funzionari della Goldmann Sachs che governano in Italia come altrove stanno esportando dovunque, prepara le condizioni per un violento risentimento antieuropeo, e per la crescita di una forma nuova di nazismo: razzismo contro il lavoro migrante, nazionalismo aggressivo. Nel giorno in cui Papandreou è stato costretto a dimettersi per aver rivendicato un elementare atto di democrazia, la democrazia è morta nel paese in cui venticinque secoli fa fu dapprima concepita.
M.P. / Nel saggio citi spesso il concetto di rizoma di Deleuze/Guattari. In che senso è ancora attuale la lezione di questi autori?
BIFO / Nei loro libri, prima di tutto nell’Antiedipo della cui pubblicazione ricorre oggi il quarantesimo anniversario, Deleuze e Guattari prefigurarono la deterritorializzazione e l’esplosione di ogni forma di contenimento edipico, di ogni centralismo autoritario, e prefigurarono la proliferazione di processi di tipo molecolare, rizomatico, nel corpo vivo della società. In questo senso la visione di Deleuze Guattari è tutta realizzata, incorporata nelle forme tardo-liberiste del capitalismo globalizzato, privo di territorialità, privo di ordine statale, privo di governabilità politica.
Da questo punto di vista si potrebbe considerare la prefigurazione deleuze guattariana come una lezione che ha esaurito la sua vitalità. E probabilmente in parte è così. Ma resta il metodo dell’analisi, della comprensione, e soprattutto il metodo dell’azione – che rimane del tutto attuale.
Il metodo che Deleuze e Guattari propongono non è quello della rappresentazione democratica, non è quello dell’opposizione o del governo politico, ma quello della schizoanalisi, cioè di una terapia della malattia prodotta dal capitalismo attraverso processi di scismogenesi: separazione delle molecole autonome dal corpo agonizzante del capitalismo. Fuoriuscita di nuclei di società autonoma dal territorio dominato dallo sfruttamento.
M.P. / Sei spesso invitato a partecipare e dibattere in contesti legati alle arti contemporanee. Quali sono i punti di tangenza de La sollevazione e le dinamiche del sistema dell’arte contemporanea?
BIFO / Il sistema dell’arte contemporanea non so neppure che cosa sia, comunque non mi interessa. Quello che mi interessa è la pratica non sistematica, non mercantile, non istituzionale degli artisti, dei poeti. Questa pratica è ricerca di una nuova corporeità, di una corporeità che si sottragga alla violenza dell’astrazione finanziaria. E’ la poesia, la forza capace di riattivarla corporeità depressa, paralizzata dalla virtualizzazione e dalla precarizzazione. La nuova internazionale non sarà un’internazionale politica, ma l’internazionale degli artisti e dei poeti, cioè degli amanti, di coloro che si sottraggono alla miseria depressiva del lavoro e del mercato per inventare una frugalità felice e corporea, erotica e dissipativa. Contro gli orrendi dogmatici sacerdoti della competizione della crescita e della parità di bilancio gli artisti e i poeti sono coloro che conoscono la possibilità di non consumare, non produrre, non dipendere. Come gli uccelli nel cielo come i gigli nei campi non abbiamo alcun bisogno delle merdose merci che ci impongono di produrre e di cui ci vogliono ingozzare.
M.P. / Il tuo saggio declina una possibile ri/conquista della dignità da parte dei movimenti e della politica in generale e per fare questo occorre insorgere, occorre sollevarsi. Rispetto ad altri tuoi saggi La sollevazione è un testo non violento. Puoi declinare questi due aspetti: violenza/nonviolenza in relazione per esempio al movimento NoTav e il concetto sintetico di rinascita della politica?
BIFO / La sollevazione è un testo non violento perché la violenza è una scelta idiota. La dittatura finanziaria possiede armi e armate professionali. Mentre impongono alla società di rinunciare alla scuola alla sanità alla pensione e alla vita stessa, investono somme enormi per comprare armi sempre più sofisticate con cui terrorizzarci. Ma la non violenza non ci impedisce di sapere che vivere da schiavi è peggio che morire. Soltanto quando saremo consapevoli del fatto che non c’è dignità senza disponibilità a rinunciare a una vita di merda saremo abbastanza forti per affrontare le armi micidiali che la dittatura finanziaria punta contro i corpi disarmati delle donne e degli uomini liberi.
 

Cerca libro

News