Che canti!

08/01/2008

08/01/2008 - www.rockol.it

Sono trascorsi quarant’anni dalla morte del comandante argentino Ernesto “Che” Guevara, ma ancora oggi il suo volto campeggia su magliette, spille e muri come simbolo di rivoluzione, ma anche come simbolo pop. Il suo mito è stato ricordato, interpretato, omaggiato o denigrato da politici, sociologi, antropologi, storici, ma anche da poeti, scrittori, registi e musicisti.
Che canti! – Il mito di Ernesto Guevara nella musica raccoglie le testimonianze di numerosi artisti italiani che hanno composto e dedicato alla figura del “Che” le loro canzoni.
Qual è il legame umano e politico che li lega a lui? Qual è stata l’influenza sulla loro musica? E soprattutto cosa li ha spinti a dedicargli una canzone? A queste ed altre domande hanno dato una risposta musicisti come Bandabardò, Cisco (ex Modena City Ramblers), The Gang, Claudio Lolli, Nomadi, Roy Paci, Paolo Pietrangeli, Raf, Skiantos e Roberto Vecchioni. Il volume è stato curato da Dario Salvatori (critico musicale, conduttore radiofonico della Rai e scrittore) e Paola De Simone (giornalista, conduttrice radiofonica). Lo stesso Salvatori apre Che canti! con un’introduzione sulla vita e sulla figura di Guevara.

13/02/2008 - Quotidiano di Lecce
Che Guevara, mito anche nella musica, di Rossano Astremo

Era il 5 marzo 1960 quando Alberto Korda scattò la foto più famosa ad Ernesto Che Guevara. Korda fece due foto dopo che Guevara, a L’Avana, salì su un podio per tenere un discorso di commemorazione ai funerali di 140 cubani uccisi da un’esplosione. Il fotografo, colpito dalla forza dell’espressione che riuscì a catturare, decise di isolarne il volto. Quello stesso volto che, grazie a Giangiacomo Feltrinelli, il quale ricevette in regalo da Korda la foto, avrebbe da lì a poco fatto il giro del mondo, trasformando Guevara in icona popolare mondiale, plurirappresentata su ti-shirt, bandiere e bandane, per tutti simbolo di libertà, giustizia, coraggio e rivoluzione.
Guevara, com’è noto, morì poi nel ’67, dopo la cattura in Bolivia. Incarnazione di ideali che nella società contemporanea sembrano essere del tutto svaniti, Guevara è stato fonte di ispirazione per molti musicisti italiani. Ricostruisce l’influenza del Che su molti nostri artisti Che canti!. Il mito di Ernesto Che Guevara nella musica, libro di Dario Salvatori e Paola De Simone. All’interno del volume sono presenti una serie di interviste a Bandabardò, Cisco ex voce dei Modena City Ramblers, The Gang, Claudio Lolli, Nomadi, Roy Paci, Paolo Pietrangeli, Raf, Skiantos e Roberto Vecchioni, cantanti e gruppi musicali che, sia per aver scritto una canzone ispirata alle sue gesta, sia per una vicinanza ideale al suo pensiero, sono debitori nei confronti di Guevara.
Passando in rassegna le interviste in questione, è possibile riscontrare alcune costanti. In primis, per tutti gli intervistati la canzone che meglio incarna lo spirito di Guevara è Hasta Siempre, composta nel 1965 da Carlos Puebla. Inoltre tutti considerano Guevara uno dei simboli positivi del secolo appena trascorso. Dice Enrico “Erriquez” Greppi della Bandabardò: «Lo seguiamo perché ci sembra una bandiera giusta, non di guerra, ma di amore e di affetto». O ancora Claudio Lolli: «Il Che rappresenta la bellezza fisica, il coraggio, l’audacia, la lotta contro il malvagio a favore del buono». Si hanno, invece, punti di vista divergenti sulla questione della progressiva trasformazione di Guevara in pura merce da vendere alle giovani generazioni. Ad esempio, sempre Lolli dice: «Sarebbe molto peggio se vedessi ragazzini con le magliette di Mussolini». Più drastico Beppe Carletti dei Nomadi: «Sì, è vero, molti ragazzini vengono ai concerti con la maglietta e alcuni portano anche la bandiera con l’immagine del Che, ma non tutti sanno esattamente chi era Che Guevara».
Dice Roy Paci, presente a Lecce: «Sinceramente non mi è passato per la testa di dedicargli una canzone, anche perché penso che sia stato sfruttato abbastanza. Più volte si utilizza la sua icona in maniera del tutto falsata».

 

13/02/2008 - Gazzetta del Mezzogiorno - Lecce
I canti per Guevara col pensiero di Roy Paci, di Gloria Indennitate
«Hasta siempre»… Roy Paci. Sorge spontanea la frase-inno legata al Che pensando a chi come il pirotecnico artista siciliano viene chiamato non per salutare le folle con la sua tromba, accompagnata dagli inseparabili Aretuska, ma per dar fiato alla sua passione verso l’eroe rivoluzionario per eccellenza. Stasera, alle 18.30, nei Cantieri Teatrali Koreja di Lecce, Roy Paci illuminerà ancora una volta la ribalta per presentare il volume Che canti! Il mito di Ernesto Guevara nella musica italiana, curato dal critico musicale Dario Salvatori e da Paola De Simone, giornalista di musica e speaker radiofonica. Accanto all’artista siciliano – con casa nella marina leccese di Frigole – ci saranno il giornalista Franco Farina e l’editore Piero Manni.
Il libro è un omaggio del mondo della musica a Ernesto Che Guevara. Agili pagine costruite attraverso una carrellata di interviste, da Bandabardò a Cisco dei Modena City Ramblers, da The Gang a Claudio Lolli, dai Nomadi a Paolo Pietrangeli, Raf, Skiantos, Roberto Vecchioni e, ovviamente, allo stesso Roy Paci, per raccontare lo speciale rapporto che unisce questi artisti alla figura del Che. Un legame umano e politico che si intreccia all’influenza del «Comandante» sulla loro musica e al motivo che ha spinto molti di loro a dedicargli una canzone. Dal volume emerge con forza e tenerezza il mito popolare del grande rivoluzionario che ha affascinato a affascina intere generazioni.
Ecco uno scampolo del Paci – pensiero sul Che: «Un uomo forte, un uomo possente, un uomo pieno di fascino e di sensualità, e non ho assolutamente nessun tipo di problema a dirlo da uomo a uomo…». È solo un piccolo assaggio (tratto dall’intervista contenuta nel libro) su quello che sarà il motivo conduttore della serata. Roy non ha mai scritto una canzone dedicata al Che, «l’hanno fatto in troppi – commenta – non c’è bisogno di scriverne ulteriori». Ma lui, al pari degli altri intervistati, «lo porta dentro» e dal pulpito del palcoscenico ne ha parlato apertamente, soprattutto all’inizio dell’avventura con gli Aretuska. E con quell’abbigliamento gessato – a mo’ di provocazione per i «mammasantissima» di Cosa nostra – spesso facevano sobbalzare le folle inserendo nel medley musicale Hasta siempre. Che Guevara è morto quarant’anni fa, nel 1968, «anno fatale» che trasformò il volto del «Comandante», immortalato a L’Avana dal fotografo Alberto Diaz Gutierrez col basco, la stelletta ed i capelli al vento, in icona ad imperitura memoria. Mito dei «due mondi» col quale i due curatori scavano nei sentimenti degli intervistati.
Raf, ad esempio, amava tanto il Che da decidere di sposarsi a Cuba ed il professore Vecchioni, nel trentesimo anniversario della scomparsa, compose Celia de la Serna, nome della madre del rivoluzionario argentino.
Insomma, la leggenda del «vagabondo della Pampa» è ben lungi dall’andare in soffitta. Sarà toda joia ripercorrerla col sorriso e l’ironia di Roy… magari all’ombra di una bandana.

 

13/02/2008 - Gazzetta del Mezzogiorno
La leggenda dell'eroe in musica

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