Che dice la pioggerellina di marzo

10/09/2016

Il Franti che è in noi, di Roberto Barbolini

Carducci era un poeta prolifico. Sapete quanti figli aveva? «Dodici: sei nella terra fredda, sei nella terra negra». Serve un reminder? Il riferimento sfottitorio è a “Pianto antico”, in cui il poeta così si rivolge accorato al figlioletto defunto: «sei ne la terra fredda,/ sei ne la terra negra;/ né il sol più ti rallegra/ né ti risveglia amor». Se si sommano le lacrime paterne di Carducci a quelle filiali di Pascoli che, orfano di padre, invoca «O cavallina, cavallina storna,/ che portavi colui che non ritorna»; se all’ «Ei fu. Siccome immobile» di manzoniana memoria si aggiunge il patriottismo zombie del «Si scopron le tombe, si levano i morti» di Luigi Mercantini, c’è poco da ridere. Eppure questi versi compaiono in un libriccino che fa ridere a crepapelle: “Che dice la pioggerellina di marzo”, edito e curato da Piero Manni con una sapida introduzione di Piero Dorfles.
Suddivisa in sezioni tematiche dalla famiglia al lavoro, dalla patria alla povertà, dalla religione alla scuola, l’antologia esercita una smodata mozione degli affetti, alla quale collaborano democraticamente poeti di vaglia e solerti maestrine dalla penna rossa. Si va da Ungaretti a Renzo Pezzani, da Umberto Saba alla fascistissima Ada Negri, da Leopardi a De Amicis, dal Belli col suo esilarante “esercito distrutto” tradotto “exercitus lardi”, alla giulebbosa Lina Schwarz detta Zia Lina, i cui versi pargoleggianti fanno perdonare a Erode la strage degli innocenti. Difficile star seri davanti alla melassa poetica di Zietta Liù, appiccicosa come la coeva cera Liù. Ma i versi di Angiolo Silvio Novaro, autore della “Pioggerellina di marzo” del titolo, sono ben oliati; infatti la sua famiglia produceva l’olio Sasso. Vanitosa dietro il diminutivo finto-umile, la dannata pioggerellina continua a picchiare argentina «sui tegoli vecchi /del tetto, sui bruscoli secchi /dell’orto, sul fico e sul moro/ ornati di gemmule d’oro», ma soprattutto sulle nostre testoline di ex scolari vessati da una pedagogia fintamente buonista. Fu poi così male? Ha ragione Dorfles: forse certe brutte poesie «hanno prodotto persino qualche sano anticorpo». Il cattivo ragazzo Franti già sogghigna dentro di noi.

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