Emilio De Marchi, Prima di prender moglie

22/08/2010

De Marchi, due o tre cose da sapere «Prima di prender moglie», di Fulvio Panzeri

In tempi in cui i matrimoni non sono così solidi come una volta, un trattatello che spieghi se convenga o non convenga prender moglie è decisamente di grande utilità per i lettori che oggi, anche se a scriverlo è un grande scrittore dell’Ottocento lombardo, Emilio De Marchi, l’autore di due romanzi molto famosi come il Demetrio Pianelli e Il cappello del prete. Tra i suoi scritti minori ci si può imbattere infatti in molte sorprese, come in questo Prima di prender moglie, un trattatello pubblicato nel 1885 e attribuito dallo stesso autore a Marco D’Olona, uno degli pseudonimi che lo scrittore usava in gioventù e che Paola Mazzucchelli suppone faccia parte di una serie che il De Marchi aveva realizzato per un almanacco, genere allora molto in voga insieme alla strenna d’autore. Non si sono trovate tracce di una sua pubblicazione e il manoscritto è riemerso tra le carte di De Marchi che il Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia ha acquisito a partire dai primi anni Ottanta. Ora viene pubblicato da Manni con un’introduzione di Paola Mazzucchelli, accompagnato da una testimonianza dei giorni nostri, quella dello scrittore Raffaele La Capria che parla del matrimonio e del lungo rapporto con l’attrice Ilaria Occhini. C’è grande ironia e divertimento in quest’operetta morale che si legge proprio di gusto, scoprendo che, nonostante cambino i tempi, si modifichino i costumi, le questioni essenziali restano sempre le stesse. Tanto più che il De Marchi che fa appello alla morale non abbandona mai del tutto la sua natura di narratore e anzi la fortifica, innestandovi quella predisposizione al pedagogico che la Mazzucchelli indica come «tratto peculiare della tradizione romantica milanese», e che De Marchi mette a frutto nel suo essere professore e dunque educatore. In una nota di edizione spiega che questo suo scritto vuole essere nient’altro che «una specie di guida, ossia avviamento all’esperienza, che in fondo si riduce alla cognizione delle cose». Precisa che questo libro si rivolge agli uomini e non certo alle donne e che la scelta dell’argomento si deve a un motivo semplice, in quanto gli pare che «la società si fondi sulla casa, e questa sul matrimonio, che è dunque il fondamento della vita sociale». Matrimonio sì o matrimonio no? De Marchi sa essere saggio e ironico al contempo e mette subito le cose in chiaro, affermando che «il matrimonio non è una delle necessità così inesorabili che non si possono evitare, nel dubbio è meglio un buon matrimonio non fatto che uno mediocre fatto per forza». E aggiunge agli uomini di cambiare i termini della questione e non domandarsi se si debba o no prendere moglie, ma chiedersi: «Sono io nelle condizioni di pigliarla». Arguta è la lista, una specie di test ante-litteram: «Non devono prender moglie: i malati e quelli più brutti del diavolo; i miserabili e tutti quelli che non possono assicurare pane e pietanza ai figliuoli; i bisbetici, i volubili, gli impazienti e gli uomini di genio; i disonesti; i vecchi. Possono prendere moglie: tutti gli altri».

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