Enrico Emanuelli, Memolo

15/01/2005

Memolo, il magico inetto di Emanuelli, di Bruno Quaranta

[...] Una sorta di parabola, la vita di un ingenuo sui generis (il suo artefice tradurrà Voltaire), un uomo solo all'apparanza qualunque, in realtà un Uomo (la maiuscola che fa il verso al Vate) straordinario, "fantastico", eletto. Perché a differenza dei tanti, dei più, che vivono morendo, così scivolando, narcotizzati, verso la fossa, riceve in dono una luce, una folgore. Luce (folgore), beninteso, di una mediocrità intonata al bersaglio. Un'opera filosofica (sic) gli rivela - è un cinquantenne da poco in pensione- che "il Creatore ha imposto all'uomo sei grandi necessità, che sono: il nascere, l'agire, il mangiare, il dormire, il procreare, il morire". Là dove è "il procreare" a scalfire il quieta non movere del nostro antieroe. Di qui la ricerca, vana, di una fattrice... "La sua morte, così semplice e tranquilla, si riallaccia alla sua vita d'uomo posato e calmo, dove l'ultimo sfogo non poté nemmeno avere il suo corso".

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