Fabio Marcotto, Masterà

04/12/2007

I russi di Marcotto: malinconici artigiani dentro notti bianche, di Carlo Martinelli

Fabio Marcotto appartiene alla pattuglia di chi sa raccontare storie, perché quelle storie fanno parte di chi le racconta. Bolzanino con significative digressioni geografiche, specie in Germania e ancor più in Russia (dove ha insegnato all’Università di San Pietroburgo), aveva già lasciato il segno con Vino dentro, romanzo breve, non a caso approdato al teatro sotto forma di monologo varato dal Teatro Stabile di Bolzano e ora destinato a diventare anche un film, a quanto pare. A conferma di una cifra stilistica che oscilla – sempre in maniera convincente, sorretta da una scrittura mai banale, sospesa al punto giusto – tra romanzo breve e racconto, Fabio Marcotto ha da poco aggiunto alla sua bacheca letteraria una raccolta di racconti dal titolo Masterà. In tutto, sono quattordici. Il titolo del libro si riferisce agli artigiani, masterà in russo: difficili da trovare, specie se la competenza loro richiesta è, come nel delizioso racconto in questione, quella di accordatore di pianoforti. Questo libro dimostra cosa vuol dire essere generosi “scrittori spugna”. Capaci cioè, e Marcotto lo è, di assorbire voci e volti, umori e colori, particolari e dettagli, per poi restituirli, trasformati da appunto cronachistico in accattivante ritratto narrativo. L’autore ha infatti trasformato la sua esperienza in terra di Russia in occasione narrativa. Concretizzata da storie che raccontano più e meglio di taluni reportages o di qualche cronaca giornalistica, cosa diavolo è diventata la vita quotidiana dei russi (e degli italiani che hanno a che fare con la Russia) in questo disarmante inizio millennio. Il risvolto di copertina ci dice che questa Russia cambia troppo in fretta per l’occhio stanco dell’Occidente. Non è però stanco l’occhio di Marcotto. Che ha visto e descritto – citiamo alla rinfusa – sedicenti meccanici, geniali accordatori di pianoforte, banditi arrembanti, risolutori di problemi, fantasmi di scrittori, scrittori fantasma, donne dalla sconvolgente bellezza, cacciatori di mogli, occidentali senza scrupoli, bigliettaie eroiche, seducenti millantatrici, turisti del sesso, tram sfasciati, automobili lussuose, ingegnosissimi scarafaggi, magnifici palazzi imperiali. Chi vorrà avventurarsi in queste pagine potrà vivere la strana sensazione delle notti bianche, ben note a chi ha percorso i viali di San Pietroburgo. Quella luce chiara fatica ad andarsene e regala quasi l’illusione di una notte che potrebbe non venire mai.
Ma non è così: la malinconia si insinua, prepotente. E lo scrittore sta lì, tranquillo, a raccontare l’andirivieni di uomini e donne sul palcoscenico della vita (russa). Storie da leggere d’un fiato, dunque. Non foss’altro perché terribilmente vicine a noi. Garantito.

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