Fabrizio Luperto, Cinema calibro 9

06/03/2010

Il poliziottesco e gli anni di piombo, di Felice Blasi

Il «poliziesco» all’italiana è quel filone di pellicole prodotte dal 1972 al 1980 in cui s’intrecciano azione, violenza sessuale e crimini cruenti con elementi popolari, spesso inverosimili, involontariamente comici: la definizione peggiorativa di «poliziottesco» indica al contrario, in modo esatto, una contaminazione tra poliziesco e grottesco. Uno dei padri del genere fu il pugliese Fernando Di Leo (1932-2003), regista indipendente ed anarchico, troppo dimenticato.
Oggi viene da pensare che questi film, che ebbero enorme successo di pubblico, siano stati la rappresentazione farsesca dell’Italia degli anni di piombo, ad esorcizzare la paura e ridicolizzare crimine e potere. Alcune battute nascoste dentro sceneggiature cruente e spesso alla buona tradiscono più intelligenza e sarcasmo di quanto gli autori non abbiano voluto far credere. Come Tomas Milian nel 1975 in La polizia accusa: il servizio segreto uccide («Ortega y Gasset sostiene che dirsi di destra o di sinistra è solo un modo per confermarsi imbecilli»), o Nello Pazzafini in La polizia è sconfitta del 1977: «La legge è come la minchia: si allunga e si ritira a seconda dei casi».

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