Fabrizio Luperto, Cinema Calibro 9

01/04/2010
Solo “poliziottesco”, di Valeria Raho
 
“D” come Di Leo , “M” come Milano calibro 9. due nomi per tutti, quello del regista pugliese e della pellicola diventata un cult per gli appassionati di b-movies, introducono la prima “Guida al poliziottesco” italiano, firmato da Fabrizio Luperto, scrittore ed esperto di cinema di genere. Cinema Calibro 9 è un vademecum essenziale per i “cinemaniaci” del poliziesco ma anche per coloro che vogliono approfondire le conoscenze su un filone molto popolare a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, che si distingueva per intrecci banditeschi, scene d’azione e violenza esplicita, spesso esercitata sulle donne. Queste sue peculiarità hanno decretato, insieme ad una sovrapproduzione di pellicole, la fine stessa del genere, tacciato di maschilismo e “fascismo” persino da Morando Morandini.
Un marchio che ha pensato a lungo sulla fortuna critica di Enzo Castellari, Umberto Lenzi, Sergio Martino, Stelvio Massi e Fernando Di Leo, autori di La polizia incrimina, la legge assolve, Milano rovente, La banda del Gobbo, e La mala ordina, vere pietre miliari. Attraverso un puntuale quadro storico (massacro del Circeo), apparati critici e glossari, Luperto ricostruisce le alterne vicende del filone, dedicando un capitolo al maestro del realismo poliziottesco e noir, Fernando Di Leo; ma nella guida trovano spazio colonne sonore, frasi ed equivoci celebri, la boutade tra er Monnezza e Nico Giraldi (entrambi interpretati da Tomas Milian), errori, il “gioiello perduto” di Mario Bava e un’intervista rilasciata da Don Backy a imperlare una ricerca appassionata e appassionante capace di appagare la famelica curiosità dei lettori.

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