Giovanni Maurizi, Canti essenziali

20/05/2007
Fuori di questo spazio, oltre questo tempo, di Salvatore Jemma
 
 
Questa sequenza di poesia tratte dal recentissimo libro di Maurizi (Canti essenziali, Manni
2006) ha in sé una certa ferma austerità, una calma di tono e di riflessione, uno sguardo attento quindi non precipitoso, di agghiacciante lucidità talvolta. Maurizi ha una mano certa e un verso ben consumato alle precisioni descrittive, ma in queste poesie la profondità che c'è sa tramutarsi anche in una sorta di “leggerezza”, per via forse di un tono che assume il suono del disincantato verso la “disgrazie” che la vita propone. Dicevo dello sguardo: Maurizi segue con millimetrica precisione gli spostamenti, i movimenti, gli scarti, le espressioni, i minuti stravolgimenti e le dissolvenze degli esseri e delle cose che lo attorniano che si tratti del luogo di esperienza/sofferenza come l'ospedale oppure di un luogo “assoluto”, tanto reale quanto mentale – presente di fatto o del tutto assente. Non per questo Maurizi fa del “non-luogo” la sua immagine speculare, qualcosa che dovrebbe garantirgli una virtuale assenza dal mondo; è, invece ben presente e la sua poesia più che allontanarlo, accentua il “luogo”, lo crea, lo definisce – si veda per questo la poesia “Oltre le circostanze”, di cui i quattro versi che seguono sono una piccola sintesi: “Il punto di luce ieri/ è oggi
un punto di tenebra,/ ciò che ieri aveva l'aspetto di un luna park/ è oggi un mercato decomposto/ in elementi minimi,/ inconoscibili”. Vorrei però qui sottolineare, in particolare, una poesia alla quale mi lega sia una simpatia verso un luogo vissuto (che sto vivendo) sia il ricordo di un'altra poesia, senza dubbio conosciuta dallo stesso Maurizi: si tratta di “Piazza Aldrovandi”, poesia che inevitabilmente richiama alla mente l'altra, “La ritirata di Piazza Aldrovandi a Bologna” di Saba.
Da entrambe esce una dolcezza, ma pure una fermezza d'animo, da farmi dire che l'ultima è quasi certamente figlia della prima, e che deriva da quel primo ceppo di sguardi sensibili - “era così anche allora?” si chiede Maurizi – ma non ne è la parafrasi né verso che si ripete ( non ne rifà il verso, come spesso capita ad alcuni), ne continua il discorso, che prosegue “tra il bronzo delle foglie”. Insomma un libro da non perdere.

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