Giulietta Rovera, Per hobby e per passione

24/02/2013

Collezionismo: dai battipanni ai clisteri, le raccolte più strane, di Gerardo Picardo

C’è chi dà la caccia alla pecora delle nevi e chi colleziona preservativi antichi. Chi mette in fila sulle pareti di casa i piatti del buon ricordo e chi invece raccoglie dagli alberghi migliaia di cartellini con la scritta “Non disturbare”. Senza dimenticare chi accumula battipanni e clisteri, chiodi e polene di vascelli o riempie il garage di lamette da barba. Se un avvocato tedesco, Manfred Klauda, ha raccolto 9.400 vasi da notte (i più antichi dei quali risalgono al XVI secolo), un altro appassionato, Lorenzo Pescini, possiede una collezione di 5.115 etichette di acqua minerale. Il record mondiale di collezioni di preservativi è detenuto dall'ottantenne Armatore Bolzoni di Carpenedolo, in provincia di Brescia: ne ha raccolti oltre 2.400, tra cui rari pezzi dell’800 in budello di pecora. Ma cosa spinge uomini e donne a battere mercatini macinando ogni giorno chilometri a piedi alla ricerca degli oggetti del desiderio, o a trascorrere notti insonni per comunicare via radio con sconosciuti? “In tempo di crisi ci si lega ad alcuni oggetti per avere più sicurezza. È una valvola di sfogo straordinaria. C’è il bisogno di costruirsi un proprio mondo, dove l'’unica legge che vale è la libertà personale”, spiega all’Adnkronos la giornalista Giulietta Rovera, autrice del libro Per hobby e per passione. Dai fanatici di Barbie ai ladri di manoscritti, dai cultori del sesso ai collezionisti di farfalle, appena edito da Manni (pp. 216, euro 18). Un vero e proprio viaggio gustoso nelle manie e gli svaghi di tutto il mondo. “Il consiglio è quello di avere un hobby anche nelle crisi depressive – sorride Rovera – perché se una persona ha il progetto di raccogliere tutti i tappi di bottiglia che ci sono sulla terra, ha un traguardo verso cui tendere, anche se non potrà raggiungerlo”. Il segreto è sentirsi padroni del proprio tempo, ma soprattutto “liberi, non perdendo pezzi del proprio mondo mentre tutto – fuori dalle finestre di casa – cambia in fretta”. ”Coltivare hobby – spiega ancora la scrittrice – è qualcosa che gratifica: posso fare una cosa, bene o male, ma non sono legato a un orario né a un superiore che mi rimprovera di aver sbagliato. Al limite, potrà protestare qualche moglie o la suocera di turno”, sorride Rovera.

Di cultori di hobby e collezionisti ce ne sono migliaia anche in Italia. “Ma queste passioni – spiega Giulietta Rovera – non sono un recinto psicologico né una prigione senza sbarre. È piuttosto un campo di cui aver cura, una strada trovata un po’ per caso e un po’ per scelta”. Nel libro la giornalista, con l’hobby dei romanzi polizieschi, narra anche passioni e manie di personaggi celebri: si va da Piero Angela a Renzo Arbore, da Achille Bonito Oliva ad Alessandro Cecchi Paone e Giulio Giorello, solo per citarne alcuni. Una passione che contagia tutti. “Il grande collezionista non è toccato dalla crisi – assicura l’esperta di hobby – mentre gli altri che hanno minori possibilità economiche, possono dedicarsi ugualmente alle loro passioni, come fa chi colleziona pacchetti di fazzolettini di carta”. Musica, ballo, sport estremi, modellismo, acquariofilia, raccolte di figurine e bambole: ognuno ha il suo hobby. “Mi incuriosiva sapere perché si collezionano tappi di bottiglia uno diverso dall’altro. Non è ammucchiare, ma coltivare il proprio giardino interiore. Dietro ogni collezione c’è il bisogno di realizzarsi affrancandosi da frustrazioni lavorative o sentimentali, ma anche un’esigenza più profonda, propria di coloro a cui non basta ciò che fanno, e hanno bisogno di altro per appassionarsi alla vita. Sono alla ricerca continua della bellezza”. Collezionisti e amanti degli hobby sono a volte tipi particolari, ma per le loro valgono le parole di una celebre canzone: “Nessuno li può giudicare”. Perché, ribadisce Rovera, “la prerogativa dell'hobby è la libertà di espressione. Sono uomini liberi. E curiosi. Hanno storie incredibili. Ma perché no? In fondo i grandi del mondo sono nati da collezioni private. Non si sa mai”. Insomma, come scrive nella prefazione del libro il sociologo Domenico De Masi, “non si può non coltivare almeno un hobby. E se ogni hobby cela una nevrosi, l’assenza di hobby comporterebbe nevrosi ben più gravi e inguaribili'”.
 

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