Giuseppe Neri, Il letto di Procuste

22/07/2006

Letteratura e pettegolezzi, di Paolo Mauri

Che si diceva della letteratura e dell’arte agli inizi degli anni Ottanta? Quali chiacchiere circolavano e quali pettegolezzi? Ecco un libro che è un vero e proprio tuffo nel passato: s’intitola Il letto di Procuste e lo firma Giuseppe Neri che per tanti anni ha condotto e ideato programmi culturali per la radio. Amava, Neri, fare interviste per nulla concilianti anche se mai rissose, cercando di provocare l’intervistato di turno, magari facendolo un poco arrabbiare. Con Bassani ha gioco facile: basta nominare il Gruppo ’63 e la faccenda di Liala per sentirlo ringhiare che in quel gruppo c’erano fin troppi imbecilli e che lui raccontava le storie di gente che non ritornava o tornava da esperienze terribili come i campi di sterminio: altri che Liala! Carlo Bernari, l’autore di Tre operai racconta come Vittorini lo attaccasse dalla sinistra su una rivista fascista e come gli toccasse difendere Vittorini molti decenni dopo quando quella remota recensione tornò alla luce. Parise alla domanda sulle cose che gli piaceva di più fare risponde: «Dieci anni fa avrei detto sciare». Non nasconde, l’autore dei Sillabari, di divertirsi con i pettegolezzi anche se i suoi libri sono tutt’altro che pettegoli. Lo scontro Neri lo ha con una scontrosissimo Testori che non accetta nessuna critica e non vuol saperne d’essere definito un predicatore. Ad un certo punto minaccia addirittura di sospendere il colloquio. E poi c’è un sulfureo Carmelo Bene colto nei momenti in cui ripropone il suo Pinocchio e lancia strali sul teatro italiano che dice agli spettatori quello che sanno già. Moravia polemizza con Alfredo Giuliani reo, a suo parere, di non aver capito bene il romanzo 1934. Arbasino commenta il suo Matinée e a me pare ancora di vederlo sul palco del Teatro Olimpico di Roma in quella recita straordinaria. Malerba ammette: «Sono antipatico, ma con un piccolo sforzo posso anche diventare odioso». Gente mica male, dopotutto.

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