Lidia Menapace, Canta il merlo sul frumento

17/12/2015

Idee nello scaffale, di Tino Cobianchi

Quest'anno ricorre il 75° anniversario della Liberazione; per celebrare l'evento sono usciti diversi libri. Con l'intento di segnalare idee-regalo per Natale, oggi presentiamo una terna di titoli sulla Resistenza. Il primo volume è pubblicato da Laterza. In Eravamo come voi Marco Rovelli raccoglie le testimonianze partigiane "di una generazione, quella dei ragazzi degli anni Venti, che scelsero di resistere e rispondere a una chiamata" con lo scopo di far conoscere ai giovani di oggi "la dimensione di «abisso» che quella scelta produsse nelle loro esistenze". Nell'introduzione dopo aver spiegato le ragioni che l'hanno spinto a scrivere il libro, Rovelli invita a riflettere sulla "contingenza di quelle risposte" perché, così facendo, "potremo capire allora che qualcosa di ben solido ci lega a quegli uomini: la responsabilità", vale a dire "la capacità di rispondere agli eventi che sono intorno a noi, anche senza immaginare di essere impavidi eroi". Tra le "storie di ragazzi che scelsero di resistere" ne citiamo due. La studentessa di via Padova è il racconto della scelta partigiana di Claudia, "fatta per istinto, per sentimento, per un senso viscerale di libertà", che l'ha portata a "saper vedere oltre l'immediato, saper andare oltre la siepe, mettersi in gioco a prescindere dal proprio utile, saper vedere speranze là dove altri vedono solo problemi". L'operaio della casa di ringhiera è invece la testimonianza di Achille la cui decisone è maturata in carcere "nella convivenza gomito a gomito con altre persone, le quali non si isolano nell'egoismo individuale, ma sanno che la risorsa vitale più forte è costruire e mantenere, giorno dopo giorno, legami solidi". Alla fine, riflettendo sul valore della Resistenza, Marco Rovelli la definisce "la forma più «radicale» di esistenza", proprio come quella vissuta dalle donne e dagli uomini incontrati che hanno avuto il coraggio di dare alla loro vita "un senso nuovo" innescando così "il processo della loro liberazione". Manni è l'editore del secondo volume, Canta il merlo sul frumento, di Lidia Menapace. Nata a Novara nel 1924, Lidia prende parte giovanissima alla lotta partigiana come staffetta, ottenendo il grado di sottotenente. A soli 21 anni consegue la laurea col massimo dei voti in Letteratura italiana e si impegna nei movimenti cattolici, in particolare nella FUCI e successivamente nella Democrazia Cristiana. Insegna quindi all’Università Cattolica, ma le sue idee su "l'estetica marxista" e la partecipazione alla fondazione del quotidiano il manifesto le preclusero la carriera universitaria. Nel 2006 è eletta al Senato e dall’aprile 2011 entra a far parte del Comitato Nazionale ANPI. Nel libro Lidia Menapace racconta "la sua lunga vita" che ha attraversato il fascismo, la prima e la seconda Repubblica, le stagioni delle lotte operaie e i movimenti studenteschi, il femminismo, le mobilitazioni pacifiste e quelle per l’ambiente. E lo fa iniziando dai ricordi d'infanzia per passare a quelli scolastici, le amicizie ("avevo intorno a me un ambiente caldo e stimolante, studiavo con grande passione e discutevo alla follia sempre, di tutto, specialmente di politica e di religione"), la famiglia ("mia madre era di Campospinoso nel Pavese e nacque in una famiglia dove era molto ammirato il progressismo"), l’antifascismo, il matrimonio, Il volto oscuro della Resistenza rappresentato da "quel grumo doloroso e preoccupante della violenza, soprattutto quella individuale o esecutiva di “sentenze” capitali che non avevano né una legittimità formale, né un adeguato sostegno giuridico", fino alle battaglie per il femminismo, il pacifismo e la non violenza. Sempre per i tipi di Manni è uscito Io non sto a guardare, autobiografia di Velia Sacchi. Curato da Rosangela Pesenti, il libro raccoglie le memorie di una partigiana femminista mettendo in luce "il ruolo trascurato e rimosso delle donne nella società italiana, dalla lotta di Liberazione ai giorni nostri". Velia Sacchi nasce a Bergamo nel 1921. Nel 1943, sposata e madre di una bimba di due anni, entra nella Resistenza occupandosi di propaganda antifascista e trasferimento di perseguitati in Svizzera; fortunosamente rilasciata dopo un arresto, passa alla clandestinità, lavora a l’Unità e fonda l’Associazione femminile per la pace e la libertà che alla fine della guerra confluisce nell’UDI, Unione Donne Italiane. Muore nel 2015. L'autobiografia, che recupera anche pagine di diario, foto, documenti e alcune immagini, presenta "il racconto in presa diretta di una vita che legge i grandi e piccoli eventi della storia sempre dal punto di vista della donna" e affronta, "senza alcuna retorica", anche le problematicità, i punti critici e i nodi politici del secondo Novecento. "Questo libro, scrive la curatrice, vuole restituire la memoria di una ragazza della Resistenza" la cui testimonianza è come quella "di quei giovani, donne e uomini, che si attivarono spinti dal desiderio di libertà e trovarono nell’opposizione al nazifascismo le parole per dire di sé, per esprimere e cambiare la propria stessa vita".

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