Lodovico Acerbis, Quattro squinternati e una nuvola bianca

01/11/2009

Un cammino nel Tibet e nell'anima, di Angelo Roma

Nemmeno gli yak attraversano indenni gli assolati, sconfinati pianori del Tibet. Passando attraverso nevi e ghiacci che sembrano esistere da sempre, sfiorando sterminate praterie battute dal vento gelido e schiacciate da un candido soffitto di nuvole, inerpicandosi per pietrosi sentieri scoscesi onde raggiungere il ristoro d'un monastero abbarbicato tra vertigini di rocce - sollievo del corpo e dell'anima - i quattro personaggi del racconto, squinternati per natura e per scelta di vita, vanno. Con i piedi ben piantati sulla strada e lo sguardo verso l'alto, alla ricerca di una nuvola bianca, entità pura e informe, tuttavia evocativa di presenze femminili, di aspirazioni più alte. Come una piccola mandria di ostinati, cocciuti, orgogliosi yak. Il romanzo è la traccia di un cammino che attraversa il Tibet e l'anima. Un cammino lungo il quale - tra la maestà delle cattedrali himalayane e la semplice accoglienza del popolo tibetano - sudore e gioia si confondono, pace e fatica coesistono, cielo e terra si avvicinano.
L'autore, al suo terzo romanzo, è un imprenditore bergamasco ed un designer di successo internazionale nel campo del design d'arredo made in Italy.

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