Michele Gambino, Andreotti

10/05/2013

Giulio Andreotti, la Juventus della politica

“Il fatto, forse, è che noi crediamo solo ciò che siamo disposti a credere. Di fronte a ciò che altera il sistema di credenze, le abitudini, il nostro sguardo sul mondo, un meccanismo di autocensura scatta a proteggerci.
Forse può aiutarci il paragone col calcio: stagione dopo stagione le sentenze dei tribunali sportivi potranno ratificare l’irregolarità di decine di partite, e i risultati truccati dai signori del calcioscommesse, eppure questo non impedirà a milioni di tifosi, nella stagione successiva, di patire e sognare per le imprese della propria squadra, senza il minimo dubbio di assistere a uno spettacolo taroccato; allo stesso modo il giudizio per frode sportiva può cancellare dall’almanacco del calcio due scudetti della Juventus, ma i tifosi della “vecchia Signora” continueranno a sentirli propri e a rimuovere la sentenza come un’esagerazione o una ingiustizia. Oppure, semplicemente, come qualcosa che non è mai accaduto.[...]
Giulio Andreotti è stato per molto tempo, diciamo per tutta la prima Repubblica, la Juventus della politica, seppure egli tifi notoriamente per la Roma. Odiato da un’ampia minoranza, amato dalla maggioranza. Onnipresente in tv almeno fino al 1992, celebre per gli aforismi e le battute, autore di libri best seller, celebrato dalla satira casareccia e amichevole del Bagaglino, amato dai Papi per la sua fedeltà alla Chiesa ma anche da ampi settori della sinistra, per le sue improvvise e anomale aperture e per i suoi tatticismi da architrave del sistema politico.
Quando nel 1989 un gioco televisivo presentato da Pippo Baudo cercò di stabilire chi fosse il personaggio più amato dagli italiani, Andreotti risultò secondo dietro ad Alberto Sordi. Non a caso si tratta dei due personaggi che meglio interpretavano il carattere dell’Italia pre-berlusconiana, l’attore come macchietta il politico come modello originale. Per questo, forse, la condanna di Andreotti per reati orribili non poteva essere accettata: mezza Italia si sarebbe guardata nello specchio per vedervi riflesso il volto criminale nascosto dietro la furbizia e il cinismo”.

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