Novecento. Il vento del Sessantotto

12/08/2008
Gli studenti di oggi leggono il Sessantotto, di Gerardo Trisolino
 
Il ’68 quarant’anni dopo. L’anno mirabilis continua ad essere oggetto di analisi, di approfondimenti e di ricerca didattica a quarant’anni di distanza. È con questo spirito che i ragazzi della scuola media "Aldo Moro" di Mesagne, coadiuvati dai loro docenti, hanno dato corpo ad un bel libro di grande formato edito da Manni: Novecento. Il vento del Sessantotto.
Numerosi sono i motivi che ci spingono a segnalare il volume. Innanzitutto perché si tratta di una ricerca didattica condotta sul campo dagli alunni che quest’anno hanno frequentato la terza media. Già sotto questo profilo, il lavoro è degno della massima attenzione perché è stato l’occasione per trasformare lo studio della storia (in genere molto arido e niente affatto attraente) in una ricerca appassionante di documenti d’archivio, testi di vario genere e testimonianze dei protagonisti di quella stagione rivoluzionaria. Il secondo motivo (non secondario) è costituito dal fatto che la ricerca sul ’68 è stata condotta sugli eventi e sulle iniziative registrati nel proprio paese: Mesagne, in provincia di Brindisi.
È fuori luogo osservare che questo aspetto costituisce un’importante novità. In genere, sappiamo tutto (o quasi) di ciò che è accaduto quarant’anni fa negli Stati Uniti, in Francia, in Germania, in Italia. Berckeley, Parigi, Berlino, Roma, Trento sono divenute le icone della contestazione studentesca sessantottina. Ma poco è stato finora studiato il riflesso dell’ondata rivoluzionaria nei piccoli centri di periferia, in cui la vita continuava ad essere scandita dai lenti ritmi della tradizione contadina. A questa lacuna hanno rimediato i giovani ricercatori, scegliendo come campo d’indagine Mesagne e Brindisi che, pur non avendo allora un’università, aveva tutte le scuole medie superiori su cui gravitavano migliaia di studenti provenienti da tutti i paesi della provincia. Ma Brindisi era anche la capitale industriale della provincia. Pure per gli studenti brindisini il ’68 fu una grande esperienza formativa: scoprirono il movimento operaio. La contestazione nelle scuole e nelle fabbriche divennero un tutt’uno anche per loro. Scorrendo le pagine patinate (e l’abbondante corredo iconografico) di questo grosso volume si fanno scoperte assai interessanti, a partire dal carteggio tra la prefettura di Brindisi e il ministero degli interni sulle quasi quotidiane manifestazioni di protesta e sull’occupazione di scuole e fabbriche. Ma altrettanto interessanti sono le testimonianze dei protagonisti, studenti e operai, che all’interno dei paesi agricoli brindisini diedero vita a riviste, periodici, giornali di informazione politica, culturale e sociale, a dibattiti, ad associazioni in cui confluivano diverse esperienze ideologiche e in cui si facevano già le prove generali dell’intesa tra cattolici democratici e progressisti (si sentiva l’eco del Concilio Vaticano II e dell’esperienza di don Lorenzo Milani) e la sinistra. Studiando il ’68 i giovani studiosi mesagnesi hanno avuto modo di conoscere i miti che affascinarono la generazione a cui appartengono i loro genitori (da Che Guevara a Mao) e le aspirazioni pacifiste ed egualitarie mondiali contro la guerra del Vietnam, contro l’apartheid, contro  l’autoritarismo e il militarismo, contro la segregazione delle donne, contro ogni tipo di sfruttamento. L’augurio è che i ragazzi abbiano compreso anche l’incommensurabile differenza che separa quella generazione dalla loro. Sarebbe il premio migliore della loro faticosa ed entusiasmante ricerca.

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