Patrizia Politelli, Di notte si vede ancora di più

25/05/2010
Differenze, non barriere. Una lezione dal Congo, di Imma Barbarossa
 
Il volumetto di Patrizia Politelli nasce da una urgenza emozionale, quella di non perdere i ricordi, le immagini, i canti, i colori di un viaggio in Congo, a Kenge, un viaggio "professionale" dell'autrice in quanto formatrice e ricercatrice.
Un viaggio preparato con studi e ricerche (l'autrice insegna Filosofia alla Sapienza), ma bloccato (com'è detto, con una scrittura per lampi, nella bella postfazione) da un grave malore della madre. Le valigie rimangono aperte, la cura per la madre si dilata alle faccende più elementari, svuotare il frigorifero e mangiare per giorni il minestrone preparato dalla madre, che non deve essere sprecato.
Poi il viaggio comincia davvero, tra strade polverose, camion stracarichi di tutto, jeep, camminate sfiancanti attraverso territori militarizzati, posti di blocco, taglieggiamenti, scorrerie di bande.
Il lavoro di Patrizia consiste nella ricerca di colloqui con le donne, da donna, alla pari (o quasi), con la richiesta di essere accolta e la promessa di farsi tramite verso il nostro mondo, di loro, della loro lingua materna che riappare dietro e dentro il francese coloniale che tutte parlano.
Tra le voci, i personaggi, i dialoghi, compaiono l'analisi sociale e il senso politico. L'analisi sociale compare qua e là nel descrivere la fatica delle donne su cui pesa la conduzione delle case, della spesa, dei figli, il "destino" delle giovani che si fanno suore anche per emanciparsi, viaggiare nel nord del mondo e sottrarsi alla condizione di miseria, il mondo variegato di volontari e cooperanti che Politelli chiama, con un termine illuminante, i "dediti", fotografando una sorta di "atteggiamento di superiorità e supremazia", un volersi dedicare che crede di interpretare i bisogni e che presuppone un ringraziamento perenne.
Il succo politico del libretto sta nella dichiarata necessità di "decolonizzare" la lingua, l'immaginazione, di "spostare il centro", un centro che da secoli è l'Occidente colonizzatore. E' illuminante il titolo, a questo punto: "Di notte si vede ancora di più" che qualcuno è bianco, come di giorno si vede di più, qui da noi, che uno è nero.
La diffidenza iniziale con cui viene guardata l'autrice si stempera piano piano nei dialoghi, nel mangiare insieme, nel sedere intorno a un tavolo. Non così nelle nostre città padane, dove la sindaca di Milano si permette delle affermazioni incaute sui "clandestini" che sarebbero portati a delinquere. Quel "di notte si vede ancora di più" che uno è bianco nel libro di Patrizia segna un percorso di avvicinamento, una differenza che non si fa muro, barriera, frontiera, confine.
Le differenze rimangono - di lingua, di cultura, di condizioni - in un mondo fatto del "sotto" e del "sopra", come scriveva tempo fa Marcos, ma mettersi in discussione come bianchi/e significa anche decolonizzarsi un po'.
 

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