Raffaele La Capria, Amori

24/04/2008

La Capria ha voglia di cancellarsi da Napoli

«C'è la munnezza e chiamano. Ci sono le bufale e telefonano, c'è la camorra e ancora ti cercano». E' sbottato così Raffaele La Capria nel salottino dell'«Appuntamento» appena è stato sollecitato da Gigi Marzullo. Lo sfogo è arrivato dopo una domanda alla Crozza, quando il comico imita Marzullo: «Il ruolo dello scrittore, qual è? E' cercare di capire i luoghi e i tempi in cui vive?». Chiamato in causa su Napoli, mentre si discuteva il suo ultimo libro, Amori (Manni editore), il narratore non ha mancato di distinguersi come voce fuori dal coro: «Mentre uno scrittore milanese non deve continuamente giustificarsi per il fatto di essere uno scrittore milanese, a uno scrittore napoletano tocca invece il compito di giustificarsi proprio di essere napoletano».

Allora, che succede? Uno dei nostri maggiori autori, che a Napoli e non solo (come in Capri e non più Capri) ha dedicato le sue pagine più belle, che mai si è sottratto al ruolo di ospite ingrato dell'universo partenopeo, di cui ha denunciato vizi e virtù, dolcezze e malaffare, proprio oggi si rifiuta all'impegno? Si sottrae al lavoro a tempo pieno che la sferza dei mass media impone ai narratori nati all'ombra del Vesuvio? Macché. Lo scrittore di Ferito a morte, che con i suoi ottantotto anni ben portati mostra di essere uno degli intellettuali più lucidi, si è stufato di ben altro. Di far da paravento a tutti gli scaricabarile della situazione attuale, di indossare i panni ormai usurati di quello che spiega, che argomenta, che giustifica le miserie del presente come il frutto delle jatture del passato, che tira in ballo pure una vetusta «questione meridionale».

«Tutti i problemi della mia complicata città», ha detto La Capria, «me li sento caduti addosso… Mafia, camorra, eruzione del Vesuvio, Napoli ti impegna più di ogni altra città. Continuamente ti chiede delle risposte. A Roma ci stai come in un albergo, a Napoli come in una pensione in cui c'è sempre qualcosa che non funziona». E poi ha concluso: «Vorrei essere esentato dall'obbligo di prender parte, vorrei godere di una specie di neutralità che mi dia libertà e leggerezza». Proprio così. La Capria, infatti, si percepisce leggero, l'ultimo erede, un discendente senza colpa né macchia. E vorrebbe essere esonerato in quanto scrittore dall'onere di essere rappresentativo di una situazione che non gli appartiene. Io non c'entro: è il messaggio di La Capria che vorrebbe testimoniare l'irresistibile leggerezza dei napoletani che non c'entrano.

 

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