Rosemary Jadicicco, Interviste dal passato

17/06/2007
Ho letto un libro,  di Susanna Dolci
Il fu e caro Federico Chabod, storico tra gli storici, soleva dare dello studio del passato anche una visione che fosse affine nella vitalità e vicina allo spirito creativo dei giovani, nel loro costante impegno critico e pur rigoroso.
Nel medioevo, ci disse il nostro, “… ci si rivolge alla storia non [solo] per trarne ammaestramento pratico, non [solo] per imparare, bensì [anche] per diletto… La storia finisce così per diventare «ancilla» non più della morale (poi della teologia), bensì della poesia e della retorica…”. E sì tanto che lo stesso oratore latino Marco Fabio Quintiliano, molto prima di lui, scriveva: “la storia […] infatti è molto affine alla poesia, è in un certo qual modo una specie di poesia in prosa, e viene scritta per narrare… a tramandare ricordi ai posteri e a diffonderne la fama del proprio ingegno…”.
Ed è proprio in questo incontro tra storia, poesia e prosa che si scioglie la scrittura di Rosemary Jadicicco nel suo volume Interviste dal passato (18 conversazioni con alcuni grandi personaggi dei secoli scorsi, n.d.r.). Pubblicato dalla Manni editori (San Cesario di Lecce, 12 euro), questo è il terzo volume della poliedrica autrice napoletana, presentato lo scorso 31 maggio presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici del capoluogo partenopeo.
La prefazione al presente è di Marcello Veneziani che, di lei, sottolinea l’attenta composizione di un “viaggio curioso nel tempo e nella storia, costellato di incontri con i grandi in tono ironico ed autoironico, pratico seppur leggero, una galleria istruttiva e godibile, ma anche un affresco globale… Non impegnativo, di facile lettura, il libro di Rosemary Jadicicco riprende la sana abitudine di interrogare i grandi per vivere nel presente…
Da questa passeggiata nei Campi Elisi usciamo più ricchi e più ammirati, senza la pretesa di ergerci a giudici dei grandi del passato”. Un carta geografica portatile, dunque, tra luoghi, periodi, vizi e virtù di assai variegati pezzi grossi quali Tiberio, Murat, Marino, Platone, Mozart, Luigi XIV, Carlomagno, Bellini, Tasso, Napoleone Bonaparte, Colombo, Vespasiano, Serao, Campanella, Berini, Maria Carolina di Borbone, Cleopatra, Buonarroti.
Da subito l’attenzione di chi legge viene catturata da uno stile veloce ed assai ritmato e da una diretta semplicità espressiva dell’autrice o meglio luminosa guida in ogni approdo, tanto che alla fine sembra di aver da sempre conosciuto la genialità furente di un Michelangelo e l’immensa creatività spregiudicata di un Mozart. Senza dimenticare, però, l’assoluto coraggio del magno Carlo e dell’eccentrico Corso.
E cosa poter dire di più sulla sensuale regina egiziana e sulla generalessa Matilde Serao, immensamente intelligente quanto di forte corporatura? Nulla se non ammirare, in devoto silenzio, la dolcezza dell’austriaca moglie del re di Napoli, Ferdinando IV di Borbone.
Interviste dal passato scuote la fantasia di ognuno e la voglia di incontrare i propri riferimenti preferiti ed interrogarli su ciò che ci ha preceduto e potrebbe ancora verificarsi. Come nel migliore dei vaticini.
La storia si riscrive così automaticamente nella lettura (come direbbe J.L. Borges) per permettere così di essere “un buon filosofo” e dunque “un uomo decente”. Ovviamente in quel delizioso senso tutto wittgensteiniano di far fronte ai quesiti e misteri della vita con ciò che più è umanamente di valore e distinzione.

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