Tilde Pomes, Amore scarno

06/03/2014

La colpa senza riscatto, di Sara Minervini

Tutti riconosciamo l’idea che un genitore e un figlio siano avvolti da un legame permanente. Uno dei dieci comandamenti ci ordina di onorare il padre e la madre, ma quale dovere abbiamo verso genitori capaci di dare ai propri figli solo un “amore scarno”? Attorno a questo doloroso interrogativo ruotano la vita e la storia di Sara. E poiché non è possibile trovare una risposta, questa storia e questa vita saranno sempre un girotondo nel vuoto «casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra». Per terra. Perché caduti o perché buttati. Scaraventati dal destino o dalla bestia. A terra si resta. Rialzarsi fa male. Lividi, contusioni, sangue che cola da dove non dovrebbe, ferite che non si rimargineranno e continueranno, invece, a produrre altre ferite. Un inesorabile gioco al massacro che gioco, però, non è.

Una grande storia sul senso di colpa senza riscatto morale ma con scatti di umanità, per amari che siano (Mariozza, Angiolino). La narrazione pone in primo piano le emozioni travagliate e il vissuto di Sara, il suo diario delle lacrime:
«Il diario delle lacrime ha ingoiato tutto il mio malessere, ha racchiuso e racchiude le mie parole dense di spavento, si è fatto squarciare dai miei disegni rabbiosi, gonfiare da immagini e fotografie, rubate a chi il dolore allora sapeva usarlo meglio di me. Esso è con me, sempre. Cresce con me. I fogli li ho attaccati l’uno all’altro. Fanno un libro solo. Una vita sola. Anno dopo anno. Venti. Gli ho cambiato spesso copertina ma la sostanza è sempre la stessa.»
L’autrice, Tilde Pomes, si pone il non facile obiettivo di restituire visivamente la drammaticità della pagina scritta attraverso una prosa densamente icastica e rigorosa, felicemente imparentata con la tradizione veristica della letteratura nazionale anche nell’ampio respiro della trama, un nitido affresco di una nobile e potente famiglia meridionale (i De Albiis) che, attraversando vent’anni di storia, assiste alla crisi, irreversibile, di quei valori e gerarchie rimasti inalterati per secoli, e revocati dall’accelerazione sociale del secondo dopoguerra. Una connotazione storica, dunque, che va oltre la cornice ed entra, di diritto, a far parte del quadro.
Ed ecco che la scelta stilistica si riflette nella struttura espositiva, il diario e la narrazione formano un tutt’uno, impreziosendo la scrittura con un raro pathos emozionale; documento tangibile, atto di coraggio intellettuale, e contemporaneamente denuncia della fragilità e complessità dei rapporti umani.
Un romanzo intriso di una lacerante sensibilità, un libro duro e tenero allo stesso tempo, delicato e penetrante, che non abbandona il lettore, nemmeno a lettura conclusa, lasciando di sé una traccia permanente, una guerra di sentimenti, un groviglio di lacrime e l’eco di quel grido che si strozza in gola:
«[…] non toccarmi… mai più nessuno dovrà toccarmi!».
Indimenticabile l’incipit:
«Quel giovedì sera ero in braccio a mamma, e insieme guardavamo la televisione, quella in bianco e nero. Un signore simpatico, un certo Mike Bongiorno, che mi chiedevo come fosse finito in quella stravagante scatola ciarliera, ci salutò con Allegria e invitò un giovane impacciato, con gli occhi di pesce morente, a lasciare o raddoppiare non si vedeva cosa; mamma gli suggeriva di sbrigarsi, ma lui nemmeno l’ascoltava. La mia risata divertita svanì nell’aria, quando lo stipite della porta, sbattuto tre volte contro la parete fino a trafiggerla, mi annunziò che la mia vita sarebbe diventata un castigo, e basta.»
seguito da una parola straziante «Papà […]». Il dolore. La Bestia. Mr Opale.
Formidabile il finale:
«Angiolino vuol condurmi fuori dall’inferno.
Ma lui non sa che l’inferno sono io, ormai, e brucerò in eterno.
Caro fratello, tutto cominciò così: “Quel pomeriggio ero in braccio a mamma e insieme guardavamo la televisione, quella in bianco e nero…”.»
In mezzo scorrono vent’anni di guerra, privata e contro il mondo, una famiglia l’un contro l’altra armata,  vent’anni di vita di Sara, giorno dopo giorno, caduta dopo caduta, ostacolo dopo ostacolo, stazione dopo stazione di un’infinita via crucis senza resurrezione, riscatto o redenzione.
 
Menzione speciale al Premio Perelà 2013, finalista nel premio PugliaLibre 2013, finalista 2013 del premio Benvenuti in casa Esposito, questa straordinaria opera prima di Tilde Pomes sarà presentata sabato 8 marzo alle 18.00 presso la libreria Eleutera, a Turi. Introducono e moderano l’incontro con l’autrice lo psichiatra Francesco Colizzi e la professoressa Elena Narracci.
 

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