Tilde Pomes, Amore scarno

21/05/2013

Una disperata richiesta di aiuto, di Teresa D'Aniello

Intanto avevo scoperto un’altra magia, che funzionava solo quando le liti dei miei genitori scoppiavano durante la notte: io, che di giorno correvo a soccorrere mamma, avendo paura del buio rimanevo inchiodata a letto. Come morta. All’improvviso scivolavo via dal corpo e mi allontanavo. Uscita da me stessa, potevo osservare dall’alto il caos animalesco della pseudo – infermità mentale paterna. Non so come facessi a rientrare nel mio corpo, ma davvero, quando mi svegliavo ero lì nel letto, tremante. Con gli occhi gonfi, come se avessi pianto. Qualche volta c’era anche la pipì.
La piccola Sara è la protagonista del romanzo “Amore scarno” (Manni, 2013), opera prima della scrittrice salentina Tilde Pomes, che affida alle pagine del libro le sofferenze, lo sconforto delle violenze subite da Sara fin da quando era bambina.
Narrato in prima persona, il libro si presenta mancante della numerazione dei capitoli, a sottolineare quanto e come la violenza domestica non cessi mai, come continui ininterrotta negli anni anche quando non piovono addosso i colpi che massacrano. E’ il diario delle lacrime di Sara che, china su se stessa, si chiude al mondo.
Siamo sul finire degli anni ‘50 ad Ostuni, la città bianca. La situazione economica italiana inizia a migliorare dopo la tragedia della guerra. Le industrializzazioni e le urbanizzazioni porteranno il benessere negli anni del miracolo economico. Nello scenario italiano post guerra la maggior parte delle donne sogna il vestito bianco; lo stato di moglie è desiderato e ambito. L’importanza della famiglia è salda ed indiscutibile, ci si sposa e non ci si separa più. Sono anche gli anni nei quali le donne hanno a che fare con la violenza entro le mura domestiche, l’impossibilità dell’abbandono del tetto coniugale, l’esistenza e la giustificazione del delitto d’onore (abrogato nel 1981) e tutta una serie di altre leggi che difendono il potere maschile fin nelle esperienze più intime e private. La moglie deve assolutamente sottostare al volere del marito; lui prende le decisioni e la moglie si adegua al suo volere.
Quel giovedì sera ero in braccio a mamma, e insieme guardavamo la televisione, quella in bianco e nero. Mike Bongiorno ci salutò con- Allegria !- e invitò un giovane impacciato a lasciare o raddoppiare, mamma gli suggeriva di sbrigarsi. La mia risata divertita svanì nell’aria, quando lo stipite della porta, sbattuto tre volte contro la parete fino a trafiggerla, mi annunziò che la mia vita sarebbe diventata un castigo, e basta.
Una scena drammatica ci apre a Sara che protegge la mamma incinta dalla violenza del padre, Umberto De Albiis. Anche Sara riceve la sua dose di dolore, è sempre così, in una condizione adattiva, in quel momento lei offre se stessa. Umberto è di nobili origini, la famiglia più in vista di Ostuni: ha sposato Elvira, una ragazza di famiglia modesta, interrompendo i suoi studi di Economia all’Università. Elvira, orfana di madre da piccola, ha sempre desiderato una sicurezza economica e nel matrimonio con il marchese De Albiis ha riposto tutta se stessa e tutte le sue energie; le ambizioni la rendono una madre fredda e non disponibile affettivamente alle richieste di Sara. Il suo egoismo, che in realtà nasconde la sua sconfitta, la stessa che arma la mano del marito, le rafforza la volontà di andare sempre avanti: lei sarà la padrona assoluta dell’antico palazzo nobiliare, possente e dominante nella bellezza dei suoi saloni e delle sue stanze. Né le violenze né le relazioni extraconiugali di Umberto e neanche le suppliche della figlia la esorteranno all’abbandono del palazzo.
Sara, chiusa in se stessa, cerca conforto all’orrore che vive nell’amore della nonna, del fratellino e di Mariozza, la amata domestica, che trasforma la gioia in una fetta di pane con lo zucchero. Ormai adolescente convive con i suoi disagi interiori: l’amor proprio, l’autostima e la fiducia in se stessa sono morti sotto i colpi delle liti dei suoi genitori e sotto i colpi inferti dal padre. E’ cosciente della sua solitudine, il diario delle lacrime ha ingoiato tutto il suo malessere che era fin nelle viscere e rivolge il suo cuore a chi è consapevole del suo desiderio di serenità: la depressione e le dipendenze non le permettono la ricostruzione della propria persona, la sua è una richiesta disperata di aiuto.
Sento il bisogno di scrivere, di fissare quei pensieri dal sapore di ricordi amari, devo afferrarli in modo che non sfuggano. La mia mente è confusa. Le parole sono furbe, approfittano del caos, non riescono a congiungersi, impazziscono, soffrono la loro solitudine, non ce la fanno a dar senso ai miei pensieri … finisco col ghigliottinarlo. Due parole arrivano fluide come spettri , amore scarno, si mettono insieme in modo insensato. E ne portano altre, terribili, che fanno la mia storia ….
Amore scarno” è il primo romanzo scritto da Tilde Pomes, insegnante di italiano e storia in un istituto di scuola secondaria superiore. Una scrittura delicata ed introspettiva, come una testimonianza, che accompagna il lettore nella storia del mal-d’amore i cui cocci sono raccolti dalle piccole mani della protagonista: Tilde ne racconta il dramma con un’intensa e commovente partecipazione. L’autrice è nata ad Ostuni e risiede ad Altamura, si occupa da anni di problemi adolescenziali legati al mondo familiare e scolastico.

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