Umberto Saba, Quante rose a nascondere un abisso

14/01/2005

Più spine che rose tra Saba e la moglie Lina, di Antonio Debenedetti


[...] Straordinariamente commovente è quella lettera del '46 in cui Lina gli comunica che è andata a pranzare in una bettola di fronte al mare, tra spazzini e facchini, con poche posate. Ha una gran fame e mangia riso in brodo e fegato: "Mi sono trovata tanto bene mi era venuta proprio la pace". Un'immagine che ci evoca la splendida poesia di Saba La cucina economica (tra i due l'affinità era davvero profonda, misteriosa: Elsa Morante incontrando Lina le disse che assomigliava moltissimo al marito. I versi di Saba messi qui a suggello - "O mio cuore dal nascere in due scisso, /quante pene durai per uno farne! / Quante rose a nascondere un abisso" - sono anche un'epigrafe ideale per il 900. Il secolo delle crisi e delle avanguardie, degli ultimi sogni smarriti dell'umanesimo e dell'azione corrosiva della critica; il secolo che alla fine neanche nasconde più gli abissi perché ne fa spettacolo.


 


21/05/2005 Alias


Saba, Carteggio inedito con la moglie


È il carteggio di Umberto Saba con la moglie (1905-’56) che leggiamo in Quante rose a nascondere un abisso arricchito da un album fotografico dove troviamo anche un’istantanea di Raffaella Acetoso, a cui si deve la conoscenza delle lettere, da lei fino a oggi gelosamente custodite, scambiate in quel lungo arco di tempo fra i coniugi. Lettere, come scrive Antonio Debendetti nella prefazione, che “sono ora cinguettante duetto e ora il lungo, sommesso addio di due vecchi, stanchi coniugi”. Lina che “fa sentire in ogni lettera il fascino onesto e spoglio della sua fedeltà sempre devota e mai ricattatoria”; Umberto, sempre un po’ querulo, che ricambia l’affetto alla “sua” musa, ma sempre a disagio, dolente, irragionevole, criptico: il poeta della terzina “O mio cuore dal nascere in due scisso, / quante pene durai per uno farne! / Quante rose a nascondere un abisso!”.

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