Umberto Saba, Quante rose a nascondere un abisso

06/01/2005

L'abisso dell'omosessualità di Saba riscoperto da Manni, di Enzo Mansueto


Un carteggio che attraversa mezzo secolo, terribile, di storia italiana, squadernandolo sull'umile desco di un interno matrimoniale piccolo borghese. Lui, il poeta, il diverso, cosonna semplice, anche nell'espressione linguistica, ma acuta e amorevole. [...] Non crediamo che le pieghe dell'intimità biografica debbano contribuire in modo significativo alla chiarificazione di un testo letterario. Tuttavia, i documenti lasciati dai poeti sono quasi sempre, data l'abnorme sensibilità di quelli, testimonianze sulla verità della vita. L'ebraismo, la sessualità, la tossicofilia, il rigore coniugale e paterno, ai limiti della patologia, sono elementi fondanti della personalità di Saba, che però confluiscono nel dettato poetico per vie traverse, occulte...


14/01/2005 Avvenimenti


Più spine che rose tra Saba e la moglie Lina, di Antonio Debenedetti


[...] Straordinariamente commovente è quella lettera del '46 in cui Lina gli comunica che è andata a pranzare in una bettola di fronte al mare, tra spazzini e facchini, con poche posate. Ha una gran fame e mangia riso in brodo e fegato: "Mi sono trovata tanto bene mi era venuta proprio la pace". Un'immagine che ci evoca la splendida poesia di Saba La cucina economica (tra i due l'affinità era davvero profonda, misteriosa: Elsa Morante incontrando Lina le disse che assomigliava moltissimo al marito. I versi di Saba messi qui a suggello - "O mio cuore dal nascere in due scisso, /quante pene durai per uno farne! / Quante rose a nascondere un abisso" - sono anche un'epigrafe ideale per il 900. Il secolo delle crisi e delle avanguardie, degli ultimi sogni smarriti dell'umanesimo e dell'azione corrosiva della critica; il secolo che alla fine neanche nasconde più gli abissi perché ne fa spettacolo.

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