Umberto Saba, Quante rose a nascondere un abisso

28/12/2004

Saba domestico nelle lettere a Lina, intervista di Alfio Siracusano a Antonio Debenedetti


Lei suggerisce di leggere queste lettere come una deontologia del matrimonio. Forse perché di due vecchi? [...] mi ha intrigato l'idea che questo matrimonio così particolare, sopravvissuto a delle tempeste così gravi - perché ci fu un tradimento anche di Lina ad Umberto nel 1910/11 -, e sopravvissuto ai tradimenti di Saba, fosse un bell'esempio di fedeltà. Ed anche un bell'esempio di libertà. E io credo molto nella libertà dei sentimenti.


In Lina lei vede la sublimazione della moglie: dolce, paziente, premurosa. Perché tutto questo lo rapporta al suo essere ebrea? Ho sottolineato come ci sia, nella formazione delle donne ebree, un rapporto col padre molto forte e diverso. Perché i padri nella cultura ebraica sono molto protettivi nei confronti delle figlie, proprio per i pericoli a cui queste sono andate incontro nel corso dei secoli con i pogrom, con le barbarie commesse nei ghetti. Tutto questo ha affinato anche un certo tipo di sensibilità femminile. Io però volevo sottolineare come in questo matrimonio ci sia un altro elemento, il fatto di essere sopravvissuti, sia Lina che Umberto, alla Shoah, e come Lina sia coetanea delle tante ebree morte nei lager nazisti.


Lei parla di un rapporto difficile di Saba con la figlia Linuccia. Le difficoltà consistevano nel fatto che era un uomo molto nervoso, molto provato dalla nevrosi, in cura dagli psicanalisti fin da giovane. Era stato anche ricoverato in una clinica per malattie nervose. Era inoltre un poeta e i poeti, si sa, hanno i nervi scoperti. Tutto questo ci dice che quella con la figlia era certamente una convivenza difficile. E poi: a un padre nervoso corrispondono in genere figli nervosi, che ereditano questo nervosismo, lo assorbono nell'aria. Ecco perché Linuccia è stata nei confronti di suo padre una figlia molto trepida, ansiosa, e nello stesso tempo difficile, dal punto di vista emotivo intendo dire. E il padre ha corrisposto a questa difficile emotività con un'ancor più difficile emotività, da poeta. Da artista, e che artista!

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