Argomento “Atelier”

Elena Salibra, sulla via di Genoard

01/03/2008

Verso l'altrove, di Niva Lorenzini

Maria Consolo, In queste stanze

01/06/2006

Senza spiraglio di speranza, di Giuliano Ladolfi

Maria Grazia Maiorino, Di marmo e d'aria

01/06/2006

L'ardente vibrazione, di Paola Lucarini

È un libro che centra il cuore per l’ardente vibrazione, per l’ampia orchestrazione di toni che variano dal canto melodioso e cullante delle tenerezze allo strazio lacerato della separazione, a generare affondi nella fremente nostalgia. Una fuga, dunque, nel perdurare d’amore, che convince anche per la suadente, suggestiva e seducente ritmica curvilinea, che collega verso a verso, quasi non ci fossero margini l’uno dall’altro nel dinamismo di un melodioso fugato, con soste improvvise.

Italo Testa, Biometrie

01/09/2005

Prima di intraprendere il bivio, di Matteo Fantuzzi


Questo libro colpisce innanzitutto per quanto eterogeneo, per la commistione di stili, di soluzioni.

Sergio D'Amaro, Terra dei passati destini

01/09/2005

La fiaba al rovescio, di Daniele Maria Pegorari


È apparsa nella bella ed eclettica Collana ‘Pretesti’ dell’editore Manni, diretta da Anna Grazia D’Oria, la nuova edizione ampliata di una raccolta di brevi racconti uscita nel 2000 col titolo Gargan River, che rinviava già nel titolo all’ipertesto nordamericano dell’Antologia di Spoon River, della quale proponeva una sorta di versione pugliese: sostituito il vecchio titolo con uno ben più poetico, Sergio D’Amaro dà voce ai defunti di piccoli cimiteri di campagna che tornano a chiedere udien

Luigia Sorrentino, C'è un padre

01/09/2004

Letture, di Francesco Muzzioli


[...] Chi governa il linguaggio? Nella poesia della Sorrentino questa domanda capitale si dirama nel confronto e nella assunzione di tutte le diverse figure del discorso. Innanzitutto c'è l'Io, che porta in campo tutta la storia personale e i rapporti familiari. Ma, accanto, c'è il Tu, che rappresenta il dialogio e l'apertura verso l'esterno. E c'è, però, poi, anche il Noi, a rappresentare la collettività, sia pur piccola. E c'è il modo impersonale, in cui troviamo riflessa l'identità anonima e cioè l'inconscio sociale.

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