Argomento “Gazzetta del Mezzogiorno”

Piero Manni, Il prete grasso

04/07/2009

Salento, hai in testa un nugolo di api, di Giacomo Annibaldis

Novecento. Gli anni della guerra

13/07/2009

Il Novecento dei ragazzi di Mesagne, di Pasquale Tempesta

E' finita la controra

15/11/2009

Addio controra, in Puglia l'incanto sa di acido fenico

Antonio Errico, Stralune

25/01/2009
Per il disertore o il suo fantasma è struggente l’attesa del niente, di Giacomo Annibaldis

Non c’è che un accento a distinguere il tràdito dal tradito, colui che tramanda da colui che diserta. E questa differenza luccica nelle prime parole del romanzo Stralune di Antonio Errico: «colui che racconta è colui che ha tradito».

Pietro Mita, Rosso Novecento

06/03/2008

Una Puglia tinta di rosso '900, di Vito Antonio Leuzzi

Giuseppe Fiori, Chi ha rubato Pecos Bill?

22/03/2009

Con Pecos Bill e l'amazzone galleggiando in riva al Tevere, di Diego Zandel

LIDI

29/05/2009

Dove batte la lingua delle minoranze, di Alberto Sobrero

Cosimo Argentina, Maschio adulto solitario

25/05/2008

Taranto, un manga che ha fatto splash, di Giacomo Annibaldis

Taranto, odio e amore. Mai forse la città dei due mari è stata così protagonista in letteratura, quanto nell’ultimo romanzo di Cosimo Argentina, Maschio adulto solitario. «Mi voltai verso la città – scrive lo scrittore tarantino, ormai brianzolo – e in prospettiva vidi quest’ammasso di cemento e acqua e immondizia e mi venne voglia di scomparire, ma in quello stesso istante mi resi conto che era proprio là che volevo vivere».

Giuseppe Cassieri, Poetica di un infelice

21/10/2008
Il sorriso abbonda sulla bocca del precario, di Giacomo Annibaldis
  
Adepto della filosofia di Bergson, il quale sostenne che «fino a quando esisterà un uomo, esisterà qualcuno che ride, che sorride, che irride», Giuseppe Cassieri continua a inscenare romanzi dove facezia e lepidezza intersecano l’allegra indignazione o la scherzosa denuncia delle ossessioni moderne.

Giuseppe Cassieri, Poetica di un infelice

31/10/2008
Cassieri, il piacere sottile dell’arguzia, di Giacomo Annibaldis
 
Ci ha lasciato un testamento Giuseppe Cassieri, prima di accomiatarsi, senza troppi rumori, offrendoci in ideale eredità l’ultimo graffiante sorriso. Quel sulfureo ammiccamento, carico di ironia e di arguzia, propugnato con indefessa fiducia nella sua attività scrittoria lunga sessant’anni.
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