Alla riscossa terroni

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Articolo:
Lino Patruno
Alla riscossa terroni
Perché il Sud non è diventato ricco Il caso Puglia
Rappresentare il problema italiano come “questione meridionale” vuol dire quanto meno proporsi di unificare un Paese diviso; declinarlo invece come “questione settentrionale” vuol dire giocare una parte contro l’altra, logorando quello che resta dell’Unità dell’Italia.
Giuseppe Vacca

Purtroppo negli ultimi anni, specie negli ultimissimi, si è diffusa una vasta convinzione nel Paese, e una diffusa rappresentazione sulla grande stampa nazionale che tutto il Sud sia una mondezza e tutto quello che si fa uno spreco. Pochi fatti ma convinzioni tanto granitiche quanto sprezzanti.
Gianfranco Viesti
 
info-copertina
Alla riscossa terroni
no
anno: 
2008
pagine: 
176
isbn: 
978-88-6266-126-3
Prefazione di Giuseppe Vacca Postfazione di Gianfranco Viesti
Lino Patruno è nato e vive a Bari. È stato per tredici anni direttore della “Gazzetta del Mezzogiorno”. Ha scritto oltre venti libri sul Sud e con particolare attenzione alla Puglia e alla Basilicata su cultura, società, tradizione, storia, economia. Ultradecennale la sua esperienza di insegnamento di Comunicazione e Pubblicità all’Università di Bari.


INCIPIT

Ciascuno al Sud pianti il suo albero


1. Secondo il vocabolario Devoto-Oli della lingua italiana, «terrone» è un «appellativo con cui gli Italiani del Nord chiamano spesso quelli del Mezzogiorno, tratto dalle espressioni «terre matte», «terre ballerine» con cui vengono designate talvolta le regioni dell’Italia meridionale; contiene l’allusione scherzosa al carattere focoso dei loro abitanti, talvolta caricandosi, per il persistere di incomprensioni e pregiudizi inveterati, d’una connotazione spregiativa». Sarà. Ma più che da «terra ballerina», sembra che derivi dal «materiale friabile e incoerente che costituisce lo strato superficiale della crosta terrestre». Meglio ancora, dal «materiale costitutivo dei terreni naturali, in quanto oggetto di lavoro e specialmente di coltivazione da parte dell’uomo». Di uno terra terra si dice «terragno». Insomma tanti giri per concludere che «terrone» è uno che zappa, ara, semina la terra. E se ne sporca le scarpe e se ne riempie le unghie: un contadino, meglio un cafone («persona grossolana e ignorante, priva di gusto, di tatto, di rispetto»).
 «Terrone» è sempre stato il marchio d’infamia con cui al Nord hanno accolto, si fa per dire, i contadini meridionali della seconda grande emigrazione, le valigie di cartone dopo i bastimenti per terre assai lontane, la «puttana» della Merica che come dicevano le nostre vedove bianche se li prendeva tutti. «Terrone» appunto per il «persistere di incomprensioni e pregiudizi inveterati, d’una connotazione spregiativa». I meridionali reagivano affibbiando un «polentoni» ai settentrionali, mangiatori di polenta, non il più fine approccio né alla buona tavola né alla vita. Quei contadini senza i quali, lo sanno anche i signori polentoni, la grande industria del Nord non sarebbe mai diventata grande, anzi non sarebbe diventato grande il Nord. C’era una povertà allegra in quei contadini che forse con la malinconia si disperse nelle nebbie. Una condizione che avrebbe meritato rispetto invece che dileggio, se soltanto i Brambilla pur eroi del «miracolo economico» avessero conosciuto qualche pagina giusta, fossero scesi per un po’ all’inferno come quei cafoni per capirli. Fu il vecchio contadino Tommaso Mascolo a raccontare la storia del Cafone all’inferno (1953) a Tommaso Fiore.
 Una volta un cafone, volando in cielo per l’ultimo viaggio, disse: «Io credo che un posticino in paradiso lo troverò, se è vero che chi soffre sulla terra poi gode in cielo. Ho lavorato cinquant’anni in queste masserie». Ma san Pietro lo guardò dal finestrino e non gli aprì. Allora scese al Purgatorio, bussò tre volte ma anche qui nessuno aprì. E così decise di scendere più giù, alle porte dell’inferno. Lucifero lo accolse pieno di affetto. Si sdraiò su un divano: «Finalmente un luogo riposante dove si gode». Ma come, sobbalzarono i diavoli, significa che c’è un posto peggiore di questo? E andarono a dirlo a Satana, il quale piccato dalla concorrenza gli chiese da dove venisse. «Dal Tavoliere delle Puglie». Satana mandò in perlustrazione uno dei suoi. Il quale, tornato distrutto, confermò: il vero inferno è lì. Allora Satana ordinò lo sloggio nel Tavoliere: non avrebbe più rischiato un inferno peggiore di quello...

Lino Patruno, Alla riscossa terroni

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Lino Patruno, Alla riscossa terroni

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Il Sud di Patruno

Il legame dei cittadini del Meridione d’Italia alla propria terra e alle proprie origini è viscerale. Quasi impossibile da tradurre in parole. Un rapporto di amore e odio che nasce dalla consapevolezza delle potenzialità del Sud e, allo stesso tempo, dalle difficoltà dell’essere Sud. Perché troppo spesso il termine viene associato a una zavorra per il Paese, che ne impedisce lo sviluppo. Alla riscossa terroni!. Perché il Sud non è diventato ricco.

Lino Patruno, Alla riscossa terroni

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Sud, l'assistenzialismo ci ha reso subalterni, di Felice Blasi

Lino Patruno, Alla riscossa terroni

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Uno sguardo al Sud, di Daria Ricci

Uno sguardo al Sud. Lo sguardo di uno che al Sud ha sempre rivolto la sua attenzione. Un po’ per lavoro, un po’ per una attenta sensibilità verso questa gente guardata quasi sempre con uno sguardo   critico. Ecco nelle librerie edito da Manni  ‘Alla riscossa terroni’ di Lino Patruno. Per tredici anni direttore della ‘Gazzetta del Mezzogiorno’. Perché il Sud non è diventato ricco. Il caso Puglia sottotitolo del volume.

Lino Patruno, Alla riscossa terroni

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Lino Patruno, Alla riscossa terroni

01/05/2009
Patruno. Patrono del Sud, di Vincenzo Palmisano

Per un lungo periodo, la mia preghiera laica della domenica mattina è stata la lettura di due editoriali: quello di Lino Patruno su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, e quello di Eugenio Scalfari su “La Repubblica”.
Dopo dieci anni di direzione della “Gazzetta” Lino Patruno ha raccolto i suoi editoriali e ne ha fatto un libro.

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