Che soddisfazione

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Articolo:
Antonio Pascale
Che soddisfazione
La prima cosa che ho pensato di fare è ringraziare Emanuela, così da un raffinato fioraio del centro, le ho comprato un vaso di cristallo. Nel vaso c’erano delle foglie secche e tre riccetti di castagno.

Qual è la tragedia? Portare con sé Alfredino, un ragazzo violento che vuole redimersi facendo il muratore? Rompere violentemente il pavimento, alias il soffitto e scoprire che nell’appartamento di sotto c’è una casa di appuntamenti?
Oppure pensarsi come uomo di gusto, comprare un vaso raffinato per l’amante e scoprire che quel vaso non è raffinato e non piace né all’amante, né alla moglie?
Qual è la tragedia? Credere di aver capito qualcosa di sé e nello stesso tempo perdere tutto di sé?

 
Progetto grafico di Roberto Gorla e Michela Barbiero
info-copertina
Che soddisfazione
Libro novità
anno: 
2009
pagine: 
32
isbn: 
978-88-6266-194-2
Antonio Pascale è nato a Napoli nel 1966.
Tra gli ultimi libri, Scienza e sentimento, Einaudi 2008.


INCIPIT

Nemmeno lo volevo portare


Per la verità, nemmeno lo volevo portare. Insomma sì, fino a un certo punto. Ma questo Alfredo, detto Alfredino ’u pazz, era uno poco raccomandabile. Uno poco raccomandabile… insomma, potrei usare un’espressione un po’ forte e non so se è il caso. Va bene, la uso: era una capa di merda. Ma veramente. A quindici anni aveva fatto già due furti in appartamento, per non parlare delle automobili, solo Mercedes e BMW. Alle FIAT nemmeno ci metteva il pensiero, puntava direttamente alle auto di lusso, non so se mi spiego. E questo non era niente, quando stava disoccupato, e non rubava o scassinava, generalmente menava. Così, per sfizio. Diceva che si doveva allenare. Anzi, si doveva sfogare, teneva troppa energia addosso, da qualche parte doveva pure uscire. Allora, andava in discoteca, puntava uno e menava. Mica puntava uno della sua età, della sua statura, ma quando mai. Si pigliava quelli più grossi, pieni di muscoli, i culturisti soprattutto. Per questo non lo volevo portare, insomma fino a un certo punto. Ah, scusate mi devo ancora presentare. Mi chiamo Ciro Zampella e faccio il manovale. Tengo una ditta edile a Sarno. Lavoro dove mi chiamano, soprattutto a Roma. E fin qui, non ci sta niente di strano. Tanti muratori lavorano a Roma. Il fatto è che nel tempo libero frequento la parrocchia, quello, Don Ambrosio è un caro amico, uno sempre attivo, nel sociale soprattutto. Nel sociale… si dice così, no? Fatto sta che ogni tanto il tribunale dei minori gli consegna qualcuno poco raccomandabile, qualche capa ’e merda, tanto per usare un’espressione più appropriata. Per farlo reintegrare. Don Ambrosio se lo prende e lo mette a lavorare, chi in un posto chi in un altro. Ogni tanto mi chiede di prendermi a uno, per insegnargli il mestiere, hai visto mai che si appassionano. Hai visto mai… ma quando mai, non si appassionano per niente. Me lo dite voi perché dovrebbero appassionarsi a un lavoro dove la fatica è assai e i soldi pochi? Quelli, vanno a rubare e con un solo furto guadagnano quando guadagno io in un anno. Comunque, scusate la premessa. Questo per dirvi che quando Don Ambrosio mi presenta Alfredino ’u pazz e mi dice: fammi ’sta cortesia, portatelo a Roma a lavorare, così sta fuori dai suoi giri, hai visto mai… Io gli rispondo: Don Ambrosio, fino a un certo punto. Fino a mo mi sono preso qualche tossico, qualche scippatore, ma questo Alfredino è uno poco raccomandabile. No, mi dice, Don Ambrosio, quale poco raccomandabile, quello è un capa di merda, a diciassette anni già ha fatto tutto quello che ha fatto. Appunto, aiutatemi a dire. Ma lui insiste, proprio per questo te lo devi portare, vedi che quello vuole uscire dal giro, questa è l’ultima occasione, perché non appena fa diciotto anni, se lo prendono di nuovo, con tutti i precedenti che ha, si fa dieci anni di galera. Lui lo sa. Vuole uscire ti dico, perciò insegnagli un mestiere. Una settimana non di più.

Antonio Pascale, Che soddisfazione

11/02/2010

Consoliamoci con le parole, di Rossano Astremo

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