La filosofessa italiana

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Articolo:
Pietro Chiari
La filosofessa italiana

Il 1753 è una data da ricordare; esce in quell’anno il primo romanzo italiano, La filosofessa italiana di Pietro Chiari. Anno e opera che hanno il significato pieno degli inizi: qualcosa di nuovo riesce a penetrare nel mondo chiuso e sorvegliato della “buona letteratura” e subisce il destino riservato all’intruso e al diverso. Ma che cos’è questa Filosofessa letta dal popolo e rifiutata dai critici? Il bresciano Pietro Chiari (1712-1758), dopo anni di studi presso la Compagnia del Gesù, arriva a Venezia con l’intenzione di farsi notare con ogni mezzo nel vivacissimo mondo letterario degli anni ’50, tanto da diventare uno dei protagonisti dell’acceso dibattito teatrale. Rimarrà in effetti famoso (o meglio famigerato) per la sua contrapposizione a Goldoni. Inimicatosi i potenti dell’establishment veneziano, nel 1762 decide di tornare nella città natale nello stesso anno in cui Goldoni parte per Parigi. A Brescia Chiari intensifica la produzione narrativa, a cui arride un grande successo accompagnato dalla pervicace e compatta ostilità antiromanzesca dei letterati ufficiali.

info-copertina
La filosofessa italiana
no
anno: 
2004
pagine: 
704
isbn: 
88-8176-611-6

Pietro Chiari, La filosofessa italiana

12/02/2005

E la "Filosofessa" battezzò il romanzo italiano, di Giuseppe Camerino


Pietro Chiari non rievoca solo il puntiglioso rivale di Goldoni nelle polemiche letterarie della Venezia di metà Settecento, ma anche un vulcanico e prolificissimo e disordinatissimo autore di romanzi legati al mondo del teatro o al gusto dei misteri o alle avventure di viaggio. Primo di una lunga serie è il romanzo La filosofessa italiana che ora presso l’editore Manni viene molto opportunamente riproposto in edizione moderna per le cure di Carlo A.

Pietro Chiari, La filosofessa

14/05/2005

Chiari, l'abate scomparso, di Antonio Palermo


È possibile che uno scrittore, drammaturgo, traduttore, saggista, ecc., che si presenta “alle porte del tempio dell’immortalità con un immenso carriaggio di libri, e con un milione di uomini, che avevano letto quanto era stato di lui” –così un necrologio apparso nel 1785,– “sparisca” dal mondo dei libri? O meglio, è possibile che di un così ingombrante autore resti pressoché solo il nome accompagnato da epiteti passati in giudicato, come “ cinico filosofo alla moda”, “ciarlatano”, “impiastricciatore”…?

Pietro Chiari, La filosofessa italiana

27/08/2005

Se rinasce un libro morto, di Paolo Mauri



Qualche giorno fa sulla "Stampa" Guido Ceronetti ha dedicato la “lanterna rossa” (una delle sue rubriche) ai libri morti. Che sono milioni. Forse ormai miliardi, visto il ritmo con cui si producono e subito si dimenticano. Ceronetti racconta di aver preso in mano un vecchio bestseller: Nessuno torna indietro della De Cespedes e di averlo presto richiuso. Stile inesistente, il verdetto. A suo tempo, il romanzo è del '38, piacque.

Carlo Alberto Madrignani, La filosofessa

01/09/2005

Il 1753 è una data da ricordare. Lidia De Federicis e Mariolina Bertini intervistano Carlo Alberto Madrignani


Parliamo dunque di quel che è successo nel 1753. Entriamo in argomento per la via più semplice, chiedendole qual è il romanzo dell’anno e (sono parole sue) “cos’è questa Filosofessa letta dal popolo e rifiutata dai critici”.


Quello che gli storici e i critici non dicono è che a metà del Settecento anche nella provinciale Italia si era creata una cultura diversa da quella classicistica.

Pietro Chiari, La filosofessa

18/09/2005

Italia 1753: nasce il romanzo, di Caterina Tripepi


Il primo romanzo italiano risale al 1753 e porta un titolo stravagante quanto pretenzioso: La filosofessa italiana. Ne è autore il bresciano Pietro Chiari, che arriva a Venezia negli anni ’50 con tutte le intenzioni di farsi notare sul palcoscenico della letteratura italiana. E di palcoscenici in un certo senso Chiari già ne sapeva qualcosa grazie agli anni di formazione presso la Compagnia del Gesù.

Pietro Chiari, La filosofessa

12/10/2005

La filosofessa italiana, il romanzo moderno del letterato gesuita che avversava Goldoni
Articolo primo, di Pietro Chiari


Io scrivo le mie avventure per mio solo divertimento. Non cerco, come altre donne del mio secolo, la bella gloria di farmi immortale da me medesima colle pubbliche stampe. In una età più feconda di lettere, che di Letterati, in cui per istampare molti Volumi basta saperli scrivere, io credo, che l’intenda meglio degli altri, chi si diverte delle altrui debolezze, in vece di divertir altrui colle sue.

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