Alda Cicognani, Le poesie dell'amore e dintrorni

01/01/2011

Il sentipensiero, di Massimo Morasso

Con trasparenza comunicativa, la quarta di copertina esplicita i temi di cui parla questa nuova, ispirata silloge di Alda Cicognani. Si tratta di “amore appassionato e partecipe”, di amore “che diventa compassione”, e di amore “come profondo inconsolabile rimpianto”. Ed entrando nel merito dell’atteggiamento morale che li presuppone, parla di versi che “si misurano sempre con la realtà”. In effetti, se è vero che non esiste un libro di poesia che non si confronti con la realtà (a meno che l’autore di quel libro non paghi pegno in termini di qualità, e faccia un libro di brutta poesia, cioè a dire, insomma, di non-poesia), questa raccolta ha il tono e il piglio di un lavoro concepito per intero nel segno di un’avvenuta rappacificazione. Fin da subito, si sente che la Cicognani ha ucciso il Buddha del diaframma che può esistere fra paesaggio mentale e paesaggio “reale”, e, di riflesso, fra mondo e parola. Ora, esprimere un io pienamente rapportato al mondo, sia pure un mondo tramato di sogni – cos’è l’amore se non (anche) un antidoto al peccato contro la speranza? – ricordi e desideri non è di per sé garanzia di sapienza stilistica, né di autenticità poetica. Ma qui, nei testi più meditati (a citarne due diversissimi, eppure, entrambi, ugualmente pieni di grazia si veda p.es. “Non desidero” e “Per l’amore nebbioso”), si avverte come un sollievo la nettezza e la pulizia del dettato, conscio (persino fiero?) delle proprie non ricercate anomalie ritmiche, con le sue garbate pause riflessive, e i suoi accenti così peculiari. A ravvivare l’afflato fra il lirico e lo gnomico che dà il segno più convincente dell’operazione linguistica messa in atto dall’autrice, è un’urgenza di rinnovamento interiore che vale come “motore immobile” dell’intera architettura visionaria. E ciò, perfino quand’è giocato sul pedale, scivolosissimo, dell’ironia, o del risentimento civile. Che l’anima della Cicognani, yeatsianamente, stia battendo le mani e cantando, cantando sempre più forte a ogni strappo della sua veste mortale lo dimostrano, esemplarmente, alcune poesie della terza sezione, dove l’interrogativo amoroso incalza l’al di là dello psicologico per addentrarsi nel fuoco divorante della mistica. Lì dove ben oltre le parole della quarta di copertina, il tema amoroso incontra l’origine e il fine della nostalgia che lo vivifica. Si dovrebbero dire molte cose di più di questo libro denso di umori e accensioni. Occorrerà aggiungere, perlomeno, che è ricco di maturità umana oltre che letteraria - circostanza che si riverbera sulla pagina per mezzo di un sentipensiero capace di superare la dimensione pre-poetica della confessione.
 

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