Antonella Fiore, Due fiumi

16/06/2015

La guerra di Biagio, di Paola La Sala

E' al suo secondo romanzo Antonella Fiore, dopo l'esordio di “Amorincorso”, edito per i tipi della casa editrice indipendente salentina Manni nel 2012.

Sempre per Manni, nella collana Occasioni, l'autrice foggiana torna in libreria con un libro di tutt'altra natura, “Due fiumi” (pagg. 72, 12 Euro), che prende spunto da una vicenda autobiografica che affonda le radici in una storia familiare lontana nel tempo, riaffiorata in modo forse casuale, ma come se chiedesse di essere riportata alla luce.

Proprio quest'anno, il 2015, ricorre il centenario dell'inizio del primo conflitto mondiale, e il volume di Antonella Fiore si inserisce a pieno titolo all'interno della lunga serie di commemorazioni e iniziative dedicate alla Grande Guerra.

Raccontato in prima persona attraverso lo sguardo del nemmeno ventenne Biagio, direttamente dal fronte carsico, uscito nel corso dei primi mesi del 2015, il libro sta ottenendo un bel successo fra i lettori; è per questo che incontriamo Antonella Fiore, nata a Foggia dove insegna dopo due lauree in Lettere e in Scienze Pedagogiche, per parlare con lei di questa storia vera scritta sotto forma di romanzo.

 

V: Come nasce l'idea di scrivere un libro come questo?

 

A. F. Il libro è la storia romanzata del mio prozio Biagio Fiore, nato a Foggia nel 1896 e deceduto sul Montello nel giugno del 1918 durante la Battaglia del Solstizio.

V: Parlare di vicende risalenti al periodo della prima guerra mondiale che significato pensi possa avere oggi e, soprattutto, a che tipo di lettori ti rivolgi?

A.F. E' certamente un'occasione per recuperare la memoria storica di quell'evento, ma anche per rendere omaggio ai tanti giovani italiani caduti per servire la Patria, un momento, sul quale far riflettere soprattutto le nuove generazioni.

V: Per scrivere il tuo libro sei andata nei luoghi dove i fatti di cui parli si sono svolti. Come mai lo hai ritenuto necessario?

A.F. : Per me era importante vivere di persona i luoghi, i musei e i sacrari. Nell'attuale Slovenia e in Veneto ci sono paesaggi di grande bellezza che conservano ancora tracce di trincee ben visibili. Un'esperienza di grande commozione.

V: Come coniughi la tua attività di insegnante con quella di scrittrice? L'una influenza in qualche modo l'altra?

A.F: L'insegnamento richiede molte energie, ma altrettante ne ricevo dagli alunni; dunque la scrittura è riservata alle ore notturne: è un grande piacere scrivere di notte quando la città dorme.

V: Dopo l'uscita del libro ti stai dedicando a collaborare con il Museo Emotivo della Grande Guerra, cosa puoi raccontarci al riguardo?

A.F. Il museo raccoglie un data base di circa 30.000 nominativi, che può essere consultato on line per avere notizie sui propri parenti deceduti nel 1918 lungo il Piave. Ricordo che nel Sacrario di Montello a Nervesa della Battaglia sono sepolti molti soldati provenienti da tutta la nostra provincia. Al momento la ricerca verte sul rintracciare i loro familiari per completare l'archivio. Tutti possono collaborare.


 

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