Antonietta Langiu, Lungo il sentiero, in silenzio

06/03/2010
In Sardegna, di Vittoria Ravagli

"Sono diventata vecchia nella lontananza e le radici che credevo ben salde cominciano a cedere. A volte non so più di dove sono né da dove vengo..."

Un libro, questo di Antonietta Langiu, scritto negli anni, prendendo appunti ; un percorso poetico che la porta da una terra elettiva all'altra, da un luogo del sentimento alla "radice". Memoria, segnata "quasi a fuoco" dagli avvenimenti.
I suoi " tre mondi", come l'autrice li chiama, sono la Sardegna, le Marche, la Danimarca. Ne scrive prima "che la memoria antica" faccia sparire per sempre il ricordo.
E' nata in Sardegna, la terra per cui nutre una nostalgia forte: in quei luoghi rimasti vivissimi nel ricordo, non restano i segni tangibili della sua infanzia . "..L'ultima estate sono passata per poche ore nel mio paese sospeso sotto i monti dai merletti viola, la sera. C'è in me ogni volta un'attesa e una sofferenza; devo ripartire subito: non trovo niente di ciò che mi è appartenuto.." Ma ritrova Sa Contra - il luogo magico della memoria, il posto dell'incanto: "..un ammasso di rocce granitiche...due enormi sughere e un olivastro...piattaforme coperte di muschio rossastro a formare morbidi tappeti. Un luogo .... che sapeva tutti i miei sogni di bambina cresciuta in fretta, e già consapevole del dolore del mondo"
Bellissimi e coinvolgenti i racconti di cui scrive Antonietta; storie tramandate dalla sua famiglia, leggende legate ai suoi antenati . Vivace la storia della Sardegna con le sue invasioni e le testimonianze della forte influenza esercitata dalle donne fin dall'antichità, a partire dal culto della Dea madre, specialmente nelle famiglie.
Questo   libro avvincente ci porta a viaggiare da un mondo ad un altro, percorrendo il "lungo sentiero",   che segue il corso della vita e della storia . 
 
"...e sotto il mare d'un blu grigiastro che mi ricorda un altro mare e un altro tempo.."
E' un paesaggio diversissimo da quello sardo, questo della Danimarca, ma con lo stesso velo di tristezza, gli stessi cieli, il silenzio, la pace. Una terra che definisce "leggendaria" dove vive la seconda delle sue figlie e due biondi amatissimi nipoti, figli di un "biondo e tranquillo ricercatore" che "si sentono danesi, ma anche italiani, e sardi soprattutto...". Dove i folletti del bosco la proteggono come facevano da bambina gli angeli custodi ai bordi del letto.
Anche lei come sua figlia ha seguito il marito lontano dalla sua terra. Scrive di sé: "...quella partenza non voluta mi ha fatto sentire per sempre un'esiliata: una forestiera per tutta la vita..."
Dice del suo difficile rapporto con la madre che la rese "orfana" non accettando di seguirla nelle Marche. Racconta l'amore, l'insegnamento, il matrimonio, la condivisione col marito della passione politica. Ripercorre gli anni '70, il terrorismo, il suo 'impegno di donna. Poi la sua raggiunta serenità nella casa tutta sua, nelle Marche (anche se non di proprietà), dove finalmente ha potuto fare il suo "nido", con i tre figli e il marito, dopo anni difficili.
Folgorante il racconto del suo incontro con Joyce Lussu, che si considerava sarda a tutti gli effetti, pur non essendolo di nascita ; il suo viaggio con lei nel cuore della Sardegna, l'incontro con la gente, con le donne. La descrizione di Joyce, "amica straordinaria e generosa" , appassionata nell'applicare quella "sorta di etica della specie" imparata dal marito, il mitico Emilio Lussu, "collegando le rivendicazioni femminili e le azioni politiche al problema dell'autonomia della Sardegna e della lotta per la rinascita, dando vita all'Unione Donne Sarde."
In Sardegna da anni ha un piccola casa tutta sua, dove va sola o porta figli e nipoti, perchè "sono le case che conservano la memoria di tante vite..." Lì tesse i suo filo da terra a terra, pazientemente.
 

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