Bernardo Baratti, Senza francobollo

15/01/2009
Fantasmi senza francobollo, di Gabriele Ametrano
 
Nella congestionata velocità contemporanea alcuni gesti sembrano essere svaniti. Scrivere una lettera, imbustarla e apporre un francobollo fa parte di quelle azioni che ormai sono sempre più nella memoria e nell’immaginazione. Immaginazione che ha accompagnato il fiorentino Bernardo Baratti, psicologo e già scrittore, nella stesura della sua terza opera narrativa, Senza francobollo. Sette rapporti epistolari impossibili, corrispondenze ironiche e surreali che dietro ad un primo divertimento letterario nascondono fantasmi e riflessioni. Il narratore e d il critico, la televisione e la radio o il nero e il rosso: questi i personaggi di lettere mai affrancate. Come in un gioco teatrale anche Baratti spinge il testo sul piano dell’assurdo facendo vivere le parole tra la realtà e l’irrealtà. È un testo che ha il pregio di camminare su un sottile filo di lana, sopra il baratro della quotidianità. L’eleganza equilibrata di Baratti vi cammina sopra e senza mai cadere ne osserva, con sorridente conoscenza, la sua profondità.
 

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