Cavalluzzi-Rubini-Starnone, Il cattivo soggetto

05/01/2010

Un film in testa

«Ti sei fatto un film nella tua testa» è frase fatta che potrà, d’ora in avanti, avere accezione non negativa. Perché è esattamente quello che vogliono Carla Cavalluzzi, Sergio Rubini e Domenico Starnone, autori del romanzo «Il cattivo soggetto».
 
Il prete... bresciano e l’irresistibile farabutto
Il titolo è già una chiave che apre più porte, un gioco arguto e (auto)ironico. Perché potrebbe riferirsi all’uno o all’altro dei due protagonisti: don Lucio, prete spedito (proprio) da Brescia al Sud, dove le cicale spaccano i timpani, ed in piena crisi sacerdotale (tanto da avere la lettera di abbandono dei voti in tasca) dopo che alcuni bambini sono morti nell’incendio dell’asilo da lui messo in piedi (soprattutto per i figli dei più disagiati); o Mimì Festa, «irresistibile farabutto», capace sia di violenza ferina sia di slanci impensabili, con la coazione alla menzogna ma anche l’innata capacità di conquistare il prossimo.
Insomma: «il Bene dubbioso e fragile» e «il Male che assolve e si autoassolve», in un continuo alternarsi e rovesciarsi di ruoli.
Ma «cattivo» - nel senso di non sufficientemente persuasivo, agli occhi di chi il lavoro l’aveva commissionato – è risultato anche il soggetto (basato su queste due figure) proposto per un film. Non sono bastati, cioè, l’attore e regista tra i più apprezzati – Sergio Rubini, appunto (oggi fresco di festeggiamenti per i suoi 50 anni di età) - e lo scrittore di fama, Starnone, per arrivare a trarne effettivamente una sceneggiatura e un lungometraggio.
Eppure, agli autori questo loro soggetto tanto cattivo non sembrava. E non hanno voluto restare «gli unici spettatori di un film che non si vedrà».
Esiste - si sono detti - «lo schermo segretissimo della testa. Si guarda scrittura, si vedono mondi». E questo «a tutt’oggi resta non solo il cinema più economico che abbiamo, ma anche quello tecnicamente più avanzato».
Lo scheletro iniziale, così, è divenuto il corpo pulsante di un libro, ora edito da Manni (104 pagine, 13 euro, www. mannieditori.it). E il corpo ha sangue e carne, anima ed emozioni. Può dunque provare piacere e dolore, la paura e le molteplici forme di turbamento.
Per una storia dove si odono spari, si guardano processioni, si ascoltano confessioni; ma, soprattutto, si seguono pensieri.
 
Il Buono e il Cattivo (anche se...)
Il film, nella testa, te lo figuri davvero, con alcuni dei canoni da... normale soggetto cinematografico: l’uomo inseguito, la bella donna che appare e scompagina dinamiche ed equilibri (qui è la cantante Odette, già Reginetta dello scoglio), il momento della tragedia e quello in cui ci si rimbocca, con entusiasmo, le maniche. E la scrittura ha mantenuto una struttura da sintesi per immagini (il che rende questo romanzo anche estremamente originale). Ma, poi, quello dei (continui) colpi di scena non è più l’artificio (o l’obbligo) del mestiere bensì il mezzo con il quale si sfaccettano figure, si disvelano dinamiche interiori non schematiche, si rompe la dicotomia tra il Buono e il Cattivo. Il Buono ha pensieri che potrebbero essere giudicati cattivi (anche se...). Il Cattivo è spesso colui che deve mostrare al Buono quanto di buono ancora conserva (ma poi...).
In ogni caso, ammesso e non concesso che cattivo fosse il soggetto, nella forma romanzata è diventato proprio buono.

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