Corrado Sobrero, Nevica sull'Isola di Baro

20/10/2006
Un giovane scrittore per un intenso romanzo, di Daria Ricci
 
Un’isola a chiudere e racchiudere sentimenti, gelosie, amori impossibili. E un giovane scrittore Corrado Sobrero in questi giorni nelle librerie con la sua opera prima Nevica sull’Isola di Baro.
Tutt’intorno una comunità di isolani a vivere e a raccontarsi leggende, storie. A festeggiare tutti assieme i ritorni.
Un’isola meravigliosa quella di Baro. Che l’autore delicatamente e con grande maestria ti fa amare, quasi ti appartenesse. Dove gli eventi si succedono, dove tutti sanno tutto di tutti, ma ognuno rimane silenzioso nel segreto dei propri sentimenti. Ecco Ramon Vasquez, Erminia Santos, don Paco, Conchita. Sentimenti e spiritualità si snodano in un narrare intenso. Fatto di espiazioni, pentimenti. Paura del divino e coinvolgimenti. Dolore e ansie.
“Il dolore vero è silenzioso e non lascia segni sul corpo. Il dolore può piegare il corpo, ma il dolore vero è quello che non si cura del corpo, che va a fondo e spezza l’anima”.
Un narrare che ti prende. Che ti fa annusare gli odori e gli umori di un’isola fremente e contagiosa. Dove i colori si alternano, tramutano.
Quell’isola, Baro, che alla fine del racconto vedi cambiata. Dove le paure scemano. Dove spuntano il rosso, il giallo, il blu. Monili. Musica, fiori. La gente contenta, con una nuova luce negli occhi. “Occhi liberi finalmente di vedere il mondo senza veli e senza filtri”.

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