Davide Gatto, Il male minore

03/11/2012

La solitudine dell'uomo contemporaneo, di Alfredo Ronci

Scrive l'autore a proposito del suo libro: Ho scelto di ricomporre in storia, nel senso classico di un romanzo che nel finale fa guadagnare ai personaggi e al lettore una via d'uscita dal labirinto, sette situazioni narrativamente eterogenee: sette racconti, con personaggi e ambientazioni autonome, estranei tra loro talora persino nel genere. 

Pensavo che forse mai come oggi l'individuo si è sentito solo e impotente: nessuna fede, nessun grande ideale a garantire una visione unitaria e ragionevole del mondo, soprattutto a spiegare cosa è il male, perché e come combatterlo. Nella eterogeneità dei racconti quindi, nella loro assoluta autonomia narrativa, ho voluto trasferire la solitudine dell'individuo, l'incomunicabilità delle sue scelte di fronte a tanto problema.

Ma ho anche disposto i racconti in successione, a disegnare un itinerario di senso, quasi essi fossero tappe di un percorso complessivo – una storia appunto, un romanzo - che dalla resa, pur cosciente, alla insignificanza dell'esistenza perviene a una rinnovata fede nel valore dell'impegno e della responsabilità etica
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Noi che siamo lettori attenti...

Noi che siano lettori pazienti...

Noi che siamo lettori preparati in qualche modo possiamo confermare il buono delle parole del Gatto. Perché in fondo quel che dice è vero e la molla che sembra muovere l'universo – sarà un paradosso? – è proprio la 'tracciabilità' della solitudine dell'uomo contemporaneo.

Ma credo che il Gatto voglia inglobare al discorso della condizione umana e a quello della necessità di un impegno e di una responsabilità etica (presente nell'antologia, altro che, con due racconti perfettamente riusciti: 'La morte bisogna meritarsela' e soprattutto 'La ferocia del gregge' compiuto nella sua logica politica) quello del linguaggio.

E anche qui fa bene, nel senso che come scrittore tenta, probabilmente perché non è un ragazzo alle prime armi, di scrollarsi di dosso quella tara, tutta odierna, di un'irriconoscibilità linguistica.

Gatto cerca dunque una via per distinguersi: non mero gioco intellettuale, ma per un'intima convinzione culturale.

A volte ci riesce (il più delle volte confessiamolo), e a volte cede ad una tentazione classicista ed aulica che in alcuni momenti può sembrare fuori luogo e gigionesca.

Intanto sono sforzi ed esperimenti, e mi sembra giusto segnalarlo, e poi sono un rimarcare, volente o nolente, di un disagio dello scrittore d'oggi di farei conti con la propria contemporaneità.

Va detto però che la forma romanzo potrebbe, al Gatto, adattarglisi meglio, perché si è sempre saputo: in un'antologia di racconti non sempre tutto riesce alla perfezione e quel che è venuto bene e anche benissimo, spesso cozza con qualche cedimento e qualche mancanza.



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