Edoardo Sanguineti, Ritratto del Novecento

28/04/2009
Caro Sanguineti, di Alberto Sebastiani

Se per Hobsbawm il '900 è il secolo breve, per Angelo Guglielmi dura ancora, e il 2000 deve ancora cominciare. L'11 settembre non è un tragico inizio, ma la coda del secolo precedente, ancora da capire, da ricostruire. E l' assessore alla Cultura di Bologna, proprio su questo, nel 2005 scrive una lettera a Edoardo Sanguineti. Nasce così Ritratto del Novecento, il racconto di un letterato, di un poeta, che ripercorre le strade del '900. Uno spettacolo che la piazza coperta della Sala Borsa ospita dal 12 al 16 dicembre 2005, e che coinvolge Comune, Università e Cineteca, in un ritratto in cinque segmenti: una serata introduttiva e quattro dedicate a "la psicoanalisi", "il montaggio", "le avanguardie", "la lotta di classe". Immagini, parole, suoni che, scrive la professoressa Niva Lorenzini (curatrice dell' adattamento dei testi scelti da Sanguineti), sono "chiamati a ricostruire, in un caleidoscopico gioco di incroci tra letteratura e teatro, scienza e filosofia, antropologia e arte, musica e cinema, storia e architettura", la fisionomia di un secolo interminabile. Un progetto "giudiziosamente pazzo" e "umilmente ambizioso", dicono Giuseppe Bertolucci e Luisa Grosso, realizzatori del progetto. Oggi quel racconto diventa un libro: Ritratto del Novecento, a cura di Niva Lorenzini (Manni). Ospita la lettera di Guglielmi a Sanguineti e un ulteriore commento dell'Assessore, l'ideatore; un'introduzione della Lorenzini; una nota di Bertolucci e Grosso, una breve riflessione di Stefania Aluigi, fotografie, fotogrammi e riproduzioni di opere d'arte e manifesti. Ma soprattutto la prolusione di Sanguineti alle serate e la riproduzione anastatica delle quasi 200 cartelle dattiloscritte numerate, con note a mano del poeta, l'ossatura del progetto. Non solo indicazioni per la strutturazione dello spettacolo, per i testi, ma anche fulminei commenti, riflessioni, come "il montaggio è tutto!". Le metafore per definire queste cartelle si sprecano: tessere, spartiti, partiture. E sono tutte corrette. Le "tessere", come le chiama Sanguineti stesso, di un mosaico; gli spartiti da eseguire per una lettura che si fa interpretazione; le partiture, scritture complesse come la sinfonia incompiuta del Novecento. Una composizione "a libero montaggio", poliedrica, da leggere.

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