Edoardo Sanguineti, Ritratto del Novecento

01/06/2009

Il 900? Finito a veline e calciatori, di Eliana Quattrini

«La cosa più terribile è il dolore perché toglie energia e può gettare nella disperazione. Io da parte mia faccio il possibile per recuperare».
Edoardo Sanguineti è reduce da una caduta che lo scorso gennaio gli ha provocato una frattura. Non si è ancora ristabilito. È salito su una scala a prendere alcuni libri e, scendendo con le mani occupate, ha mancato il gradino con un piede. «All’inizio facevo fatica anche a concentrarmi – dice il poeta e intellettuale genovese, 78 anni – e da allora non ho più partecipato a niente della vita cittadina». Nonostante il periodo, lo scorso marzo l’editore Manni ha pubblicato il suo nuovo Ritratto del Novecento, a cura di Niva Lorenzini, secolo che Sanguineti definisce «interminabile e non ancora concluso». Altro che breve, come sosteneva Eric Hobsbawm.
Come nasce il suo nuovo libro?
«Nasce da una proposta di Angelo Guglielmi che nel 2005 mi chiese di affrontare una lettura della letteratura del Novecento. Era assessore alla Cultura di Bologna. In quel periodo ero abbastanza impegnato, anche se niente era insolubile. Non mi andava e subito dissi di no, poi mi convertii alla cosa. Ci sto, gli dissi, ma non mi eccita l’idea che affiderai l’architettura del Novecento ad altri e così via. Faccio tutto io. Il Novecento in un ritratto che abbracci le forme fondamentali della sua cultura, musica pop, antropologia, arte, scienza, psicanalisi, cinematografo, tutto».
Divennero incontri pubblici.
«Proposi cinque serate, la prima di introduzione, le altre tematiche su psicanalisi, montaggio, avanguardie e lotta di classe. Ebbero luogo nella Sala Borsa di Bologna dal 12 al 16 dicembre 2005. Non volevo un’antologia del Novecento, ma selezionare esempi di situazioni rimescolate in modo vario, ottenendo un campionario che desse l’idea del secolo». Da Ford a Lenin, Musil, Benjamin, Kerouac, Marinetti, Le Corbusier, i Rolling Stones, Rossellini.
Quando inizia il suo Novecento?
«Nel 1899, anno di pubblicazione dell’Interpretazione dei sogni di Sigmund Freud. pensavo a cento tessere di mosaico, cento come gli anni di un secolo, più alcune code supplementari».
Perché dedicare una giornata al montaggio?
«Il Novecento è anche il secolo del cinematografo e il montaggio ha una lunga storia nella sua articolazione tecnologica. Faccio opposizione tra sintassi e montaggio. La sintassi è il principio che appartiene all’ordine della società, in cui si dice ciò che è corretto e ciò che è scorretto. Il montaggio invece è privo di struttura dominante inconfutabile, rispetto all’ordine della comunicazione. Al contrario si può tornare indietro e rileggere in modo diverso le cose sempre lette in forma di sintassi, facendo grandi scoperte».
Per esempio?
«L’opera omerica è una sorta di grande montaggio di luoghi, epiteti, storie».
Veniamo alle avanguardie.
«Cominciano con il Romanticismo. La Rivoluzione Francese porta al potere la borghesia e a compimento molte pulsioni che diventano dominanti. Nel ’900 le avanguardie sviluppano la coscienza del loro essere proprio come frattura, spinta verso qualcosa di più forte ed eccessivo».
Un esempio.
«Il quadro di Pablo Picasso Les Demoiselles d’Avignon porta al centro dell’attenzione le maschere nere che erano state care alle protoavanguardie parigine. Raffigura un bordello e le donne che lo abitano hanno il volto deformato come le maschere. Segna una rottura invalicabile. L’idea del bello salta definitivamente. Il precedente grandissimo è Eduard Manet, che già affronta la complessità del montaggio».
Quarto tema: la lotta di classe.
«È antica quanto le classi, ma non eterna. La categoria di classe finirà».
Oggi c’è ancora?
«Torniamo alla Rivoluzione Francese, che con Robespierre e i giacobini dà origine alla dittatura della borghesia. Quello che in Germania si pensa, la scoperta della dialettica, in Francia si fa. Alla dittatura della borghesia si opporrà una dittatura del proletariato. Oggi le classi si dividono in due: un immenso proletariato e sottoproletariato da una parte; un’élite sempre più numericamente esigua ma sempre più potente dall’altra. Siamo di fronte a un bilancio in cui tutto diventa borghesia e tutto diventa occidentale. Con la globalizzazione si esaurisce il compito storico del capitalismo, che proprio nel momento in cui trionfa perde potere, domina ma perde consenso. Vedremo cosa succede con Obama».
Chi prenderà il dominio?
«Si scopre la possibilità di una nuova guerra nello scontro tra Corea del Nord e Corea del Sud. La Cina ha un suo sviluppo impetuoso. Sono due variabili determinanti».
Il tema ecologico avrà un peso?
«Non direi. Esiste una mitologia ecologica. Ho l’impressione che sia sopravvalutata l’influenza dell’uomo, ma certamente è un tema ancora aperto».
Il femminismo che parte ha nel suo ritratto del Novecento?
«Non ho messo un accento specifico su questo tema perché nel complesso è stato un movimento disorganico che non ha prodotto una proposta concreta. Il femminismo si è frantumato e non è riuscito a produrre un partito suo. Non è stato né decisivo né coerente. Il proverbiale incrocio tra il calciatore idolo delle folle e velina, anche lasciando da parte la vicenda di papi e Noemi, mi pare sintomatico».
Siamo lì.
«Al grande mito di denaro e successo».
Come uscirne?
«Dovremo riacquisire consapevolezza di come siamo arrivati alla globalizzazione e cercare di riacquistare coscienza di classe. Nella mia modesta esperienza di campagna elettorale, citando Benjamin infatti avevo parlato della necessità dell’odio di classe. Al centro del mondo stanno il lavoro e una vita degna di essere vissuta. Ora invece domina l’insicurezza totale».
Le sue conferenze sono in qualche modo vicine alle Lezioni americane di Italo Calvino?
«Aveva un’impostazione più estetica vicino a un modello di scrittura razionale».
Un consiglio?
«Tornare a studiare. Intendo lo studio come capacità di interrogare se stessi, rispondere alla domanda perché sono qui tra veline e calciatori. Quando Berlusconi prende il potere il modello è calcistico e aziendale. Questa è una logica conseguenza. Quindi, direi studiare e leggere, ma non solo i libri che ci troviamo davanti a mucchi perché sono in classifica».

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